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venerdì 14 maggio 2010

Arcigay contro l'omofobia nei territori 14/05/2010 - Redazione arcigay


10 giorni di iniziative culturali in oltre 50 città e paesi dal nord al sud della Penisola. È questa l’azione che i comitati provinciali Arcigay portano avanti con determinazione per contattare e sensibilizzare le persone, attraverso stimoli come film o spettacoli teatrali, presentazioni di libri, momenti di confronto, laboratori di formazione.
Non solo nelle grandi città, come Roma, Milano o Bologna, ma anche in piccoli paesi della provincia, come a Saluzzo (Cuneo) o a Cannara (Perugia).
“L’azione più grande di Arcigay è quella di valorizzare la relazione umana con la cittadinanza del nostro paese, che ha sete di conoscere le vite delle persone omosessuali e di comprendere esperienze differenti” – dichiara il responsabile dell’Area Territori di Arcigay, Marco Coppola – “è questo il senso del moltiplicarsi di eventi sempre più diffusi che raccontano famiglie e amori, che mostrano, sino nel paesino più sperduto della provincia italiana, la vita quotidiana delle persone lesbiche e gay.”
Inoltre in decine di città saranno affissi in questi giorni i manifesti della campagna “L’Amore Vince Sempre Sull’Odio”, promossa da Arcigay ed altre 10 associazioni, proprio per combattere la paura e l’omofobia.
Ecco - IN CONTINUO AGGIORNAMENTO - tutte le iniziative culturali e sociali che Arcigay, grazie ai suoi comitati provinciali, propone. Segnaliamo inoltre alcuni importanti eventi a cui Arcigay partecipa.
ROMA
17 maggio 2010

Arcigay partecipa all'incontro delle Associazioni LGBT con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

CUNEO, ALBA, SALUZZO, FOSSANO, SAVIGLIANO
10-28 maggio 2010 - Arcigay Figli della Luna
I Colori dell'Amore - Un mese d'iniziative culturali ed artistiche per la lotta all'omofobia
BERGAMO
15-17 maggio 2010 - Arcigay Cives
11° NON ODIARE - Bergamo rifiuta l'omofobia
Convegno giuridico e iniziative culturali in città, tra cui la mostra fotografica Baci Rubati
MESSINA
15 maggio 2010 - Arcigay Makwan
Incontro per il dialogo inter-religioso
RIMINI
16 maggio 2010 - Arcigay Alan Turing e Emilia-Romagna
EMILIA-ROMAGNA DELLE DIFFERENZE
Un pomeriggio di riflessione, musica e divertimento nella centrale piazza Cavour

PERUGIA, COLLESTRADA, CANNARA
7-17 maggio 2010 - Arcigay Omphalos
CONTRO L'OMOFOBIA ADOTTA UN FINOCCHIO
Affissioni pubbliche, infopoint e 1° sagra del Finocchio

TRIESTE
14-17 maggio 2010 - Arcigay Arcobaleno

TRIESTE CONTRO L'OMOFOBIA
La Libellula di Bert D'Arragon, Conferenza conclusiva del progetto A Scuola Per Conoscersi, Film L'Amore e Basta

PAVIA
16 maggio - Arcigay Lombardia - con coordinamento lgbtq* lombardo
L'AMORE SPIAZZA
manifestazione con
spettacolo, musica, dibattito e testimonianza
MILANO
17-21 maggio - Arcigay CIG

Tre iniziative di cultura, formazione e laicità

- 17 maggio - ore 20.45, Sala Guicciardini: dibattito a cura della Consulta per la laicità nelle istituzioni; ore 21, sede Arcigay Milano: incontro formativo
- 21 maggio ore 20, Auditorium Libreria Claudiana: Dibattito pubblico sulla sentenza della Corte Costituzionale
ROVIGO
17-22 maggio - Arcigay Politropia

Una settimana contro l'omofobia
Letture, cinema, dibattiti ed immagini nella Sala della Gran Guardia

MANTOVA
11-15 maggio 2010 - Arcigay La Salamandra
Uniti contro l'omofobia, fiaccolata, 15 maggio
Conclusione della Rassegna Cinematografica Quasi Niente

LIVORNO
16-17 maggio 2010 - Arcigay Il Faro

Derive omofobiche e transfobiche
Dibattito, infopoint e volantino

PADOVA
16-17 maggio 2010 - Arcigay Tralaltro

CHROMA di Derek Jarman
Spettacolo teatrale prima nazionale, centro culturale Altinate-San Gaetano, via Altinate 71

RAVENNA
17 maggio 2010 - Arcigay Frida Byron

Flah Mob per le strade del centro e proiezione 2 Volte Genitori

ROMA
16-21 maggio 2010 - Arcigay Gruppo Ora

- Domenica 16: Gay Street, via San Giovanni in Laterano: Mostra 'guarda in faccia la violenza' con ArciLesbica Roma e banchetto informativo
- Venerdì 21, sede Arcigay via Zabaglia 14: Inaugurazione mostra contro omofobia in collab. con Amnesty Intenational e ArciLesbica Roma. Fino al 6 giugno
TRENTO
17 maggio 2010 - Arcigay 8 Luglio

Cinema Astra, Corso Buonarroti, ore 21.00
In collaborazione con ArciLesbica L'Altra Venere, con il patrocinio del Comune di Trento, proiezione di L'Amore e Basta (Italia - 2009, documentario) di Stefano Consiglio
SIRACUSA
17 maggio 2010 - Arcigay Siracusa

Ore 10.30, Saletta Grand Hotel: Conferenza stampa di presentazione della campagna contro l'Omofobia
PESARO
13-17 maggio 2010 - Arcigay Agorà

13 maggio, Piazzale Collenuccio: banchetto di sensibilizzazione; 17 maggio ore 17.30, inaugurazione nuova sede, presso la struttura del Ferrhotel "Casa delle associazioni", in via del Miralfiore 4 (dietro la stazione FS); dal 17 maggio: 4 serate organizzate dal Cineclub Shining dedicate al cinema di Derek Jarman, via Passeri 33
BOLZANO/BOZEN
13 maggio 2010 - Arcigay Centaurus

Fiaccolata in Piazza del Grano in risposta all'aggressione omofoba del 8 maggio

TORINO
17 maggio 2010
Arcigay Ottavio Mai partecipa all'UNIPRIDE organizzato da La Jungla
Palazzo Nuovo, Via Sant'Ottavio 20, ore 9.00: Dibattito "Il Rifiuto di Ciò che Non Si Conosce"; Facoltà di Agraria e Veterinaria, Grugliasco, Mostra NO omofobia , Flash Mob "Prendi a cuscinate l'omofobia"
FIRENZE
17 maggio 2010

Ore 17, Polo delle Scienze Sociali di Novoli tra viale Guidoni, via Forlanini e via di Novoli: Dibattito Chiesa cattolica, omofobia e diritti delle persone omosessuali con Pasquale Quaranta, Saverio Aversa e Giacomo Guccinelli (responsabile Rete Giovani Arcigay).
Organizzazione a cura di Sinistra Universitaria UdU.
NAPOLI
17 maggio 2010

NapoliGayPress presenta il Rapporto Omofobia Campania 2010 e la campagna web "I tuoi lo sanno che sei eterosessuale?"

MILANO
17 maggio 2010 - Teatro La Scala della Vita

Spettacolo "Accadde in un Pronto Soccorso"

TORRE DEL LAGO (LU)
15 maggio 2010
KISS-IN CONTRO L'OMOFOBIA
- Ore 22.30 Daniele Nardini intervista il presidente nazionale di Arcigay Paolo Patanè
- Ore 00.00 Flash Mob: bacio collettivo contro l'omofobia c/o Mamamia, Viale Europa 5

Bolzano, identificati aggressori della coppia gay: un arresto e tre denunce (ADNKRONOS)


Per stasera l'associazione gay Centaurus ha annunciato a Bolzano una fiaccolata contro l'omofobia
In manette un cittadino macedone di 26 anni accusato di lesioni aggravate e rapina. Nella sua abitazione i Carabinieri e la Polizia hanno trovato un orecchino appartenente alla vittima
Bolzano, 13 mag. - (Adnkronos) - A Bolzano, carabinieri e polizia hanno identificato i presunti responsabili dell'aggressione del 23enne omosessuale colpevole di aver scambiato un casto bacio, sabato sera, davanti ad un chiosco, all'uscita di un pub: si tratta di quattro uomini, che sono stati a lungo interrogati dai carabinieri che li hanno rintracciati sulla base della segnalazione dei numeri di alcune targhe presenti sul luogo dell'aggressione. Uno di loro e' stato tratto in arresto, e' accusato di lesioni aggravate e rapina.
Si tratta di un cittadino macedone di 26 anni, mentre sono due macedoni e un bolzanino gli altri tre aggressori, che sono stati denunciati. L'arrestato e' stato intercettato in un campo nomadi nel quale vive. Nella sua abitazione i carabinieri e la polizia hanno trovato un orecchino appartenente alla vittima.
A subire l'aggressione era stato un 23enne, che lamenta un trauma cranico, una frattura multipla al braccio sinistro e contusioni varie. Era stato anche derubato del portafogli, con duecento euro in contanti e documenti, degli occhiali da sole e del telefono cellulare. Per stasera l'associazione gay Centaurus ha annunciato a Bolzano una fiaccolata contro l'omofobia.

giovedì 13 maggio 2010

Conclusa LIBERI AMORI POSSIBILI - IV° Rassegna di Teatro Omosessuale al Teatro Libero di Milano

La Rassegna, conclusasi martedì 11 maggio con Alexis, ha registrato un importante incremento di spettatori rispetto all'anno precedente.

La IV edizione della Rassegna Liberi Amori Possibili, si è conclusa martedì 11 maggio con Alexis, di Marguerite Yourcenar, coronamento di una kermesse artistica che ha visto un notevole successo di pubblico e una spiccata attenzione da parte di media e addetti ai lavori.
La Rassegna, dagli anni precedenti, ha registrato un decisivo incremento di pubblico (+ 40 % rispetto alla seconda edizione, + 20% rispetto alla terza, raggiungendo quasi sempre il tutto esaurito), confermandosi come uno degli eventi teatrali più attesi della stagione.

I nove spettacoli in cartellone, accolti con favore sia dalla stampa che dal pubblico, hanno esplorato il multiforme universo degli amori omosessuali, dal sesso visto come scambio o come gioco pericoloso, con Houseboy e Prigionieri del sesso, alla crisi che nasce dal desiderio di cambiare identità, al coraggio di dichiararsi diversi da come si appare, con Alexis.
Il transgender - in entrambe le trasformazioni, da uomo a donna e da donna a uomo, quest'ultimo caso molto raro nel panorama teatrale – è stato portato in scena da One new man show e Pelle; mentre Le Rose di Jurgen ha proposto un intenso conflitto di odio/amore tra madre e figlio e il difficile rapporto con la società, sullo sfondo delle persecuzioni naziste.
L'omogenitorialità, argomento d'attualità molto dibattuto, è stata introdotta quest'anno con Tuttonostro, storia di tre coppie alle prese con le difficoltà e le frustrazioni connesse all'apparente impossibilità di diventare genitori. Lo spettacolo è stato preceduto da un dibattito a tema, alla presenza del Cig Arcigay di Milano, di famiglie Arcobaleno, associazione che riunisce e supporta le famiglie omosessuali, e della prof. Chiara Lalli, autrice di Buoni Genitori, panoramica sullo stato dei diritti delle famiglie gay in Italia.

La Rassegna è cresciuta con le sole forze di Teatro Libero e Teatri Possibili, senza alcuno sponsor e senza il patrocinio degli enti pubblici, ma con l'appoggio fondamentale del Cig Arcigay Milano, che l'ha sostenuta ampiamente, anche dal punto di vista economico.

Liberi Amori Possibili si è confermato importante appuntamento annuale, dunque, osservatorio di tendenze teatrali e socioculturali, e luogo privilegiato di riflessione per parlare di omosessualità finalmente senza tabù, liberandosi da ogni pregiudizio.

L’omosessualità non è una malattia da curare (trascritto dalla Dr. Paola Biondi)

E’ questo il titolo del comunicato stampa che il vicepresidente dell’Ordine Psicologi Lazio, prof. Cruciani, ha letto oggi al convegno “Io sono, io scorro” (Facoltà Psicologia - Università La Sapienza di Roma).

Ecco di seguito il testo completo.

“Noi, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, psicoanalisti, studiosi e ricercatori nel campo della salute mentale, in occasione della presenza in Italia di Joseph Nicolosi al convegno “Identità di genere e libertà”, condanniamo ogni tentativo di patologizzare l’omosessualità, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce una “variante naturale del comportamento umano”.

Joseph Nicolosi, fondatore del NARTH (Associazione per la Ricerca e la Terapia dell’Omosessualità), sostiene, contro ogni evidenza scientifica, che l’omosessualità è “un disturbo mentale che può essere curato”, è “un fallimento dell’identificazione di genere” ed è “contraria alla vera identità dell’individuo”.

Queste teorie, le terapie “riparative” che su di esse si basano, e ogni teoria filosofica o religiosa che pretenda di definire l’omosessualità come intrinsecamente disordinata o patologica, non solo incentivano il pregiudizio antiomosessuale, ma screditano le nostre professioni e delegittimano il nostro impegno per l’affermazione di una visione scientifica dell’omosessualità.

Un terapeuta con pregiudizi antiomosessuali può rinforzare i sentimenti negativi di colpa, disistima e vergogna che molti omosessuali provano, e così alimentare l’omofobia interiorizzata e il minority stress, danneggiando spesso irrimediabilmente la salute mentale del soggetto.

La persona omosessuale che chiede di essere “guarita” (e i familiari spesso coinvolti) va ascoltata ed aiutata a capire le ragioni della sua difficoltà ad accettarsi, ma non va ingannata con la promessa di terapie miracolistiche prive di efficacia dimostrata. 

Ricordiamo che gli psicologi italiani sono tenuti al rispetto degli articoli 3, 4, 5 del Codice Deontologico, che ribadiscono, tra l’altro, come lo psicologo debba lavorare per promuovere il benessere psicologico, astenersi dall’imporre il suo sistema di valori e aggiornare continuamente le sue conoscenze scientifiche.

Ricordiamo anche che le più importanti associazioni scientifiche e professionali internazionali, come l’American Psychological Association e l’American Psychiatric Association, raccomandano di astenersi dal tentativo di modificare l’orientamento sessuale di un individuo e (come recentemente ribadito dal Report of the Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation dell’American Psychological Association, Washington, D.C., 2009) affermano che le terapie di “conversione” o riparazione” dell’omosessualità sono basate su teorie prive di validità scientifica e non hanno il sostegno di ricerche empiriche attendibili.

E’ nostro dovere affermare con forza che qualunque trattamento mirato ad indurre il/la paziente a modificare il proprio orientamento sessuale si pone al di fuori dello spirito etico e scientifico che anima le nostre professioni, e in quanto tale deve essere segnalato agli organi competenti, cioè agli ordini professionali”.

Seguono firme tra cui Palma (Presidente Nazionale Psicologi precedente mandato), Marialori, Zaccaria (Presidente Ordine Psicologi Lazio), Malagoli, Togliatti, Zavattini (docenti facoltà Psicologia), gli Ordini regionali stanno aderendo e molti altri rappresentanti psicologi e psichiatri che non ricordo.

Il comunicato ufficiale sarà pubblicato sul sito dell’Ordine Psicologi Lazio (http://www.ordinepsicologilazio.it).

GRILLINI: "LA CONFESSIONE DI PANNELLA? ORA TOCCA AI TRE MINISTRI OMOSESSUALI" (il Giornale)

 




















L’ex parlamentare e presidente di Arcigay: "Un centinaio tra senatori e deputati sono omosessuali, egualmente distribuiti" giovedì 13 maggio 2010 , di il Giornale

L'Isola che suona:Festival jazz all'Isola


Ancora Isola, ancora cultura,musica,socialità...

L'Associazione AH-UM promuove l'ottava edizione del festival jazz milanese, quest'anno non in un solo teatro ma in un intiero quartiere che diviene protagonista grazie all' evento .

In allegato il programma che va dalla mostra fotografica che si inaugura domenica 16 allo spazio Zona K ,al party di apertura al Frida (mercoledi 19) alle presentazione di libri a Puerto de Libros,ai laboratori al Parco dei diritti dei Bambini, ai concerti alla Fondazione Catella, al Nordest Cafè, alla Fonderia Napoleonica, alla Sala Fontana,al Sound Metak.

Realtà culturali, associative, commerciali fanno rete per proporre "dal basso" e in autonomia occasioni di coesione sociale e vivibilità.

Dopo il distretto del commercio, dopo il fuorisalone, l'avventura continua...

E speriamo che il tempo sia più favorevole...

LA FABBRICHETTA

P.S. Piccolo orgoglio personale: il festival battezza un orchestra denominata "ARTCHIPEL ORKESTRA" (come a dire "orchestra dell'arcipelago"....)

martedì 11 maggio 2010

Usa: Obama esalta la Kagan, terza donna alla Corte Suprema (da ilsalvagente.it)

Usa: Obama esalta la Kagan, terza donna alla Corte Suprema

Ebrea e moderata, ha l'opposizione dei repubblicani e di una parte dei democratici.

Obama sceglie un'altra donna e difende la sua scelta: "La migliore possibile, per capacità e competenza".
Dopo la prima giudice latina, Sonya Sotomayor, il presidente degli Stati Uniti ha nominato Elena Kagan, 50 anni, ebrea, nata a New York, stimatissima giurista, per sostituire il giudice John Paul Stevens, ritiratosi per motivi d'età.
Con lei, dopo la ratifica della nomina da parte del Senato, il club dei nove sarà composto per la prima volta nella storia da ben tre donne e non ci sarà alcun giudice protestante, solo ebrei e cattolici.
 

Una democratica moderata

Non è lan prima volta che Obama indica Kagan, considerata democratica moderata. Lo fece già pochi giorni dopo il suo insediamento ala Casa Bianca quando la nominò silicitor general, praticamente il giudice che rappresenta il governo davanti alla Corte. Anche quella volta stabilì un record, essendo la prima donna a ricoprire quel ruolo.

 

Un curriculum prestigioso

Elena Kagan ha un curriculum di tutto rispetto.
Si è laureata prima a Princeton (la stessa Università di Michelle Obama), poi ad Harvard (dove si è laureato Barack Obama), quindi è stata docente di Legge all'Università di Chicago, presidente della Harvard Law School e, dal 1995 al 1999, ha lavorato come assistente legale per la Casa Bianca sotto l'amministrazione Clinton. Per la sua tendenza democratica moderata nei giorni scorsi l'ipotesi della sua nomina ha sollevato critiche sia dall'ala sinistra dei democratici, sia dall'ala destra dei repubblicani.

Consiglio regionale, «primo giorno di scuola» per Renzo Bossi e la Minetti - si è ufficialmente aperta la nona legislatura al Pirellone (corriere.it)

si è ufficialmente aperta la nona legislatura al Pirellone

Consiglio regionale, «primo giorno di scuola» per Renzo Bossi e la Minetti

Il figlio 21enne del senatùr: «Sono emozionato. L'inno nazionale? Non so le parole». Contestazione dei radicali



Renzo Bossi e Nicole Minetti alla prima seduta del Consiglio regionale (foto Angela Quattrone/ Emblema)
Renzo Bossi e Nicole Minetti alla prima seduta del Consiglio regionale (foto Angela Quattrone/ Emblema)
MILANO - Con la prima seduta del Consiglio regionale della Lombardia si è ufficialmente aperta la nona legislatura al Pirellone. I consiglieri eletti sono 80, di cui 43 esordienti. Il più giovane è Renzo Bossi, 21 anni, mentre il più anziano è Gian Carlo Abelli (69 anni). Ancora bassa la presenza delle donne, 7 in totale, pari all'8,75% dei membri dell'assemblea. Il Consiglio non si è aperto sulle note dell'Inno di Mameli come aveva chiesto il Pd. Renzo Bossi, in mattinata, aveva commentato sornione: «C'è l'Inno di Mameli? Non lo so, vediamo se c'è, non so bene le parole però vediamo cosa si può fare».
IL PRESIDENTE - I lavori sono cominciati con l'elezione del presidente del Consiglio regionale: il leghista Davide Boni, nato a Milano nel 1962, è stato eletto al quarto scrutinio con 49 voti su 79 (30 schede bianche). I primi tre scrutini, che richiedevano la maggioranza di 2/3 (53 voti), si sono conclusi con un nulla di fatto. Al primo scrutinio il candidato del centrodestra ha ottenuto 47 voti, le schede nulle sono state 4 e quelle bianche 28. Nella votazione successiva Boni ha raggiunto i 49 voti, mentre le schede bianche sono state 30. Al terzo tentativo l'esponente della Lega ha perso un voto e si è fermato a 48, mentre è spuntato il nome del leghista Dario Bianchi che ha ottenuto un voto, sempre 30 le schede bianche. Boni è stato eletto al Consiglio regionale nel 2000 e dal 2005 al 2010 è stato assessore regionale al Territorio e all'Urbanistica. Eletti poi i due vicepresidenti: con 50 voti è stato eletto l'esponente del Pdl Franco Niccoli Cristiani, e con 27 voti l'esponente del Pd Filippo Penati.


La prima seduta
La prima seduta   La prima seduta   La prima seduta   La prima seduta   La prima seduta   La prima seduta   La prima seduta
LE MATRICOLE - Dice di essere «emozionato» Renzo Bossi, il figlio del segretario federale, al suo debutto al Consiglio regionale della Lombardia, «un po' come il primo giorno di scuola». Completo scuro, cravatta rigorosamente verde, è lui il consigliere più intervistato dai giornalisti prima dell'inizio della seduta inaugurale della IX legislatura, anche perché Nicole Minetti, 25 anni, igienista dentale del San Raffaele ed ex showgirl, eletta tra le polemiche nel listino, molto sobriamente vestita in tailleur pantaloni nero, camicia bianca e croce al collo, davanti ai giornalisti si è schermita e ha preferito non rilasciare dichiarazioni (guarda il video). «Devo dimostrare quello che so fare - ha detto Renzo -. Mio padre dice che devo studiare e correre ed è una cosa che sto già facendo». A suo dire alla Regione ora spetta «applicare la riforma federale che sta venendo avanti e su questo progetto cardine voglio fare proposte per i giovani, visto che ho 21 anni». Renzo è infatti il più giovane consigliere mai eletto in Lombardia. Non si sente però troppo giovane per l'incarico. «Di giovani questa volta - ha concluso - ne sono stati eletti tanti ed è importante».
LE BATTUTE DI RENZO BOSSI - «Se è intelligente quanto è bella penso che faremo grandi progetti insieme». Così il consigliere regionale della Lega, Renzo Bossi, si è espresso sulla sua collega di aula del Pdl, Nicole Minetti, al termine della prima seduta del Consiglio regionale lombardo. A chi gli chiedeva se non fossero troppi 10mila euro di stipendio per un ragazzo di 21 anni, il consigliere del Carroccio ha replicato: «Ho compilato tutti i moduli da consigliere, tranne quello per gli adempimenti bancari, non è quello il mio interesse. Dal mio papà mi è stata trasmessa la passione per un programma politico e vivo quella passione». Renzo Bossi ha assicurato che una parte del suo stipendio da consigliere andrà alla Lega Nord, «come fanno sempre tutti i deputati. Mio padre stesso versa parte dello stipendio alla Lega». Sulle dichiarazioni fatte ieri del sindaco di Milano Letizia Moratti, secondo cui chi è irregolare «normalmente» delinque, Renzo Bossi se n'è uscito con «Se io vado in un altro Paese lo faccio con i documenti. Se si viene da clandestini magari qualcosa da nascondere c'è».
LA CONTESTAZIONE - Il radicale Marco Cappato, che si era candidato alla presidenza della Regione Lombardia per la Lista Bonino Pannella, esclusa dall'ultima tornata elettorale perché non accompagnata dalle firme necessarie, è stato protagonista di una contestazione (guarda il video). Al termine della prima votazione, andata nulla, il presidente dell'Associazione Luca Coscioni ha urlato all'indirizzo del consiglio: «Siete tutti degli abusivi perché siete stati eletti in modo illegale. La vostra lista - ha proseguito nei confronti della maggioranza - è stata presentata con firme false e quindi queste vanno annullate perché è diritto dei cittadini lombardi avere delle elezioni regolari». A questo punto il presidente provvisorio del consiglio regionale, Giancarlo Abelli, ha chiesto l'intervento dei commessi, che di peso hanno portato l'esponente radicale fuori dalla tribuna stampa. La lista Bonino-Pannella è pronta a consegnare due ricorsi al Tar della Lombardia contro l'espulsione della propria lista e l'ammissione della lista «Per la Lombardia di Roberto Formigoni. È allo studio un terzo ricorso sulla possibilità per Formigoni di ricoprire per la quarta volta la carica di presidente.
«CONSIGLIO A MALPENSA» - Tra le prime dichiarazioni del neoeletto Boni, l'attenzione allo scalo varesino. «L'idea è quella di portare il Consiglio regionale a Malpensa, per avere un'attenzione maggiore rispetto alle esigenze del territorio», ha detto Boni nel suo discorso di insediamento. Un'idea accolta favorevolmente dal Presidente della Regione, Roberto Formigoni: «Se il Consiglio regionale terrà una sessione a Malpensa anche la Giunta ci sarà, è un luogo simbolo del nostro buon governo». Boni ha anche affermato: «Avere contatti maggiori con il territorio va al di là degli schieramenti politici. C'è il bisogno di vedere cosa succede realmente». L'idea è piaciuta anche al Pd: secondo il segretario regionale Maurizio Martina, «se il consiglio andrà, colmerà un'assenza. Lì aspettano ancora il governo...». Della stessa opinione anche Filippo Penati: «E' una proposta che condivido - ha spiegato -. Il governo lo ha solo promesso, se il Consiglio regionale andrà sarà un segnale di attenzione per un problema che finora non ha trovato risposte da parte del centrodestra».
Redazione online
11 maggio 2010

Marco Pannella fa il suo coming out: "Ho amato tre o quattro uomini" (da Queerblog.it)

Marco Pannella fa il suo coming out: "Ho amato tre o quattro uomini"


Marco Pannella fa il suo coming out: "Ho amato tre o quattro uomini"
Marco Pannella ha fatto coming out sul settimanale “Chi”, in edicola domani. Parlando del suo compleanno appena trascorso (80 anni il 2 maggio), Pannella ha anche fatto un resoconto della sua vita sentimentale, del suo passato e dei suoi amori, confessando alcune storie gay:
“Sono legato da 40 anni a Mirella Paracchini, ma ho avuto tre, quattro uomini che ho amato molto. Non c’è mai stata alcuna gelosia con lei. Potevamo avere, e avevamo, anche altre storie”.
Sorpresi dalla dichiarazione del politico? Complimenti, Marco, per il coraggio, finalmente, di essere semplicemente se stessi.

Nardò, festa del Crocifisso e 'gay night': parlano Donadei e Muci (ilpaesenuovo.it)

Nardò, festa del Crocifisso e 'gay night': parlano Donadei e Muci


Lecce (Salento) – I due consiglieri Salvatore Donadei e Adriano Muci esprimono le loro considerazioni in merito al dibattito che si è venuto a creare sul ‘Gay Night’ che avrà luogo nel centro storico, proprio durante i giorni di festa del Crocefisso del 15 maggio.
“Avremmo preferito non intervenire – dichiarano Donadei e Muci -sulla querelle nata dalla concomitanza tra le celebrazioni per la festa del Crocifisso ed una manifestazione tenuta da un locale privato presso Piazza Salandra; questo per rispetto delle differenti sensibilità esistenti nella nostra società e che riteniamo meritino ciascuna considerazione, non ultima l’iniziativa imprenditoriale privata”.
Ed ancora, puntualizzano entrambi: “fatta salva la necessità di non mescolare sacro e profano, tuttavia, abbiamo provato un certo disagio nel leggere le esternazioni di vari movimenti e partiti politici neritini sulla vicenda, da cui abbiamo tratto alcune riflessioni squisitamente politiche”.
Non è mancato il riferimento alla nota del PD: “ci è parsa sinceramente lunare nei contenuti, non in quanto tali ma perché espressi dal partito di maggioranza relativa del centrosinistra locale e che dovrebbe essere portatore di istanze ‘progressiste’… dovrebbe appunto!”. Inoltre, suggeriscono Donadei e Muci: “forse un esame di coscienza sulle posizioni che un partito come il PD dovrebbe esprimere, se vuole rappresentare le istanze del centro-sinistra sarebbe consigliabile… e come direbbe Nanni Moretti, ‘PD, dì una cosa di sinistra’!”.
“Come non evidenziare, poi, la ormai cronica confusione regnante nella ‘maggioranza-pollaio’- proseguono i due consiglieri- che amministra la città, in cui un assessore esprime idee totalmente opposte a quelle sostenute dal PD? Non è purtroppo una novità questa, in un’accozzaglia di partiti, movimenti e singole personalità il cui unico legante appare quello di restare abbarbicati alle proprie posizioni di potere”.
Concludono Salvatore Donadei e Adriano Muci: “in merito poi a chi reclama l’opportuna influenza dell’amministrazione comunale per la risoluzione della questione, riteniamo questa una modalità più vicina a consuetudini medievali che ad una politica moderna”.

Ricky Martin e la questione gay italiana nelle parole degli Zero Assoluto (music.fanpage.it)

Ricky Martin e la questione gay italiana nelle parole degli Zero Assoluto

9 maggio 2010
17:47
Ricky Martin e la questione gay italiana nelle parole degli Zero Assoluto
Matteo Maffucci degli Zero Assoluto si complimenta con Ricky Martin e ne approfitta per parlare della situazione gay in Italia dalle pagine di Vanity Fair
Poco più di un mese fa Ricky Martin è stato protagonista di uno dei coming out più chiacchierati degli ultimi tempi. Nessuna sorpresa per molti che da tempo avevano capito l’orientamento del cantante della Vida Loca, e shock tra le fan che negli anni 90 impazzivano ai ritmi latini del bel portoricano.
Proprio da questa dichiarazione di Ricky Martin prende spunto l’articolo scritto da Matteo Maffucci, uno dei componenti della band tutta italiana degli Zero Assoluto, per la sua rubrica settimanale su Vanity Fair. L’artista non solo si congratula con Ricky Martin per il gesto importante da lui compiuto, ma coglie spunto da questa rivelazione d’oltreoceano per parlare della situazione degli omosessuali in Italia, una situazione per nulla rosea, anzi più medioevale che degna di uno stato moderno europeo.
E così Matteo Maffucci se la prende non solo con la società italiana ma anche con se stesso, mettendosi in prima linea tra coloro che finora non si sono mossi per far sì che la situazione possa cambiare portando finalmente alla nascita dei diritti anche per gli omosessuali.
Ecco di seguito alcuni brani dell’articolo in questione: “Mi sono reso conto che sul tema dell’omosessualità stiamo ancora discutendo se è giusto o no che due persone possano condividere insieme una vita anche di fronte allo Stato. Ma vi sembra normale? A me no, anche perché in Italia non si può fare. E allora mi chiedo per quale motivo non avvenga un’insurrezione popolare. Non di uomini e donne gay, di tutti. È una questione di giustizia ovvia, di rispetto e di civiltà. È deprimente accorgersi di vivere in un Paese che con l’alibi della “vicinanza” al Vaticano ancora cincischia intorno a un problema così importante [...] Mi metto in prima fila e mi cospargo il capo di cenere e chiedo scusa anche perché non ho mai fatto nulla per migliorare le cose: è sempre stato quell’atteggiamento che porta a pensare che ‘ci penserà chi di dovere’ a pulirmi la coscienza. Stronzate! Se c’è una cosa che sto capendo, crescendo, è che far finta di niente è accettare lo status quo. Ma come facciamo a definirci un Paese moderno? Siamo gli ultimi degli ultimi. Svegliamoci. A chi da fastidio se i gay hanno una possibilità in più per essere felici?

lunedì 10 maggio 2010

La Moratti: "I clandestini? Normalmente delinquono" (Affaritaliani.it)

La Moratti: "I clandestini? Normalmente delinquono"

Lunedí 10.05.2010 11:54

Letizia Moratti
"I clandestini che non hanno un lavoro regolare normalmente delinquono". Lo ha affermato il sindaco di Milano, Letizia Moratti, durante il suo intervento al convegno in corso all'Universita' Cattolica 'Per un'integrazione possibile'
. "La clandestinita' e' un reato - ha aggiunto Moratti - un clandestino colto in flagranza non puo' essere esplulso se ha altri processi in corso. Per rendere efficace il reato di clandestinita' - ha sottolineato - occorre assorbirlo in altre fattispecie di reato" cosi' si rende effettiva l'espulsione. Letizia Moratti ha fatto anche un accenno al caso di Via Padova sostenendo che "casi come quello ci sono e ci possono essere anche in altre situazioni". "Io non ho detto che chi e' clandestino e' criminale - ha tenuto a precisare Moratti fermandosi a parlare con i giornalisti lasciando la Cattolica -, ho fatto presente che il Comune di Milano sta portando avanti una politica fatta di assistenza, solidarieta', integrazione, con tantissimi fondi dedicati a questo percorso di sostegno e aiuto a chi nel nostro paese ha scelto di vivere in maniera

Jonathan Kashanian: "Voglio un bambino"

Jonathan Kashanian: "Voglio un bambino" (TG.COM)

L'ex gf: "Io gay? Non mi precludo nulla"

10/5/2010
Vincitore della quinta edizione del Gf, eccentrico, icona di stile, sempre sopra le righe, Jonathan Kashanian si confessa a Barbara D'Urso a Domenica Cinque. "Quando mi chiedono se sono gay, rispondo che io cerco l’amore a prescindere dal fatto che sia un uomo o una donna. In questo momento della mia vita non c'è una direzione precisa" dice. "Non lascerò questo mondo senza aver fatto una famiglia; voglio che i figli siano la mia eredità".
Jonathan Kashanian
Quarto figlio, un padre ex comandante di carri armati, milanese d'azione, Jonathan, 29 anni, è stilista e trendsetter, appassionato di cappelli e calzini colorati, gira per la città a bordo di una macchina rosa. "Io penso di non essere mai stato amato da nessuno. - ha detto alla D'Urso - Amare vuol dire che qualcuno ti basta e che tu basti all’altro. Aspetto ancora qualcuno che mi dedichi, e a cui dedicare, i versi della canzone “La Cura” di Franco Battiato. Io sono molto disilluso e deluso dall’amore".

"Ho conosciuto il Dalai Lama. Mi ha insegnato a tenere le mani come i fiori di Loto. Ho un ricordo veramente indelebile di quel posto. Sono fiero di essere stato assorbito da quelle zone dell'estremo Oriente perché le porto ancora dentro di me", ha raccontato Jonathan.

Il primo bacio a 13-14 anni a una ragazza, in vacanza. "Non è così facile parlare di amore", ha detto. "Poi chiedermi direttamente se sono gay. Anche qui in diretta. Non mi precludo niente. Cerco l'amore con la a maiuscola. Quando sono sereno e appagato lo leggerete nei miei occhi".

Poi rivela di volere un bambino: "Non lascerò questo mondo senza aver fatto una famiglia. Non ho più vent'anni, voglio che i figli siano la mia eredità. Forse non cercherò l’amore quello con la lettera maiuscola, ma la possibilità di avere dei figli. Ho sfiorato la possibilità lo scorso agosto, ma ho scoperto che questa persona aspettava un figlio da un altro. - ha continuato l'ex gieffino - Se mi dovessi ritrovare a 40 anni senza una famiglia, andrò all’estero ad adottare un bambino del terzo mondo e sarò una iena contro tutti coloro che me lo impediranno perché ci sono genitori che non sono degni di essere chiamati genitori e una bambino starebbe molto meglio con me".

CALCIO, IBRA A GIORNALISTA: IO GAY? VIENI CON TUA SORELLA (VIDEO)

Ibrahimovic arrabbiato per le voci innescate dalla sua foto 'affettuosa' con il compagno di squadra Gerard Piquè (video)  

Zlatan Ibrahimovic sarebbe non poco arrabbiato per le voci innescate dalla sua foto 'affettuosa' con il compagno di squadra del Barcellona Gerard Piquè, che da alcuni giorni impazza su internet. Secondo le pagine rosa del quotidiano spagnolo El Mundo, Ibra ha risposto "vieni con tua sorella a casa mia, e vedrai se sono un frocio" (il giornale usa la parola spagnola equivalente 'maricon') a una giornalista che, parlando della foto, gli chiedeva se fosse gay.

La risposta dello svedese ha scatenato le proteste delle associazioni omosessuali, molto influenti nella Spagna del premier socialista Jose Luis Zapatrero, che hanno chiesto le scuse del giocatore del Barca. "Sono anni che lottiamo contro il machismo, ed ecco che arriva questo signore con commenti tanto patetici", ha affermato il direttore del Collettivo lesbiche, gay, transessuali e bisessuali di Madrid, Miguel Angel Gonzalez. "Spero che il presidente del Barca, Joan Laporta, lo obblighi a scusarsi", ha aggiunto. Fonti della rivista ShanGay, citate da El Mundo, hanno definito le parole di Ibra "un appello al machismo, che fa intravedere una omofobia latente".

El Mundo ricorda oggi che Ibra è sposato con "la spettacolare" Helena Seger ed ha due figli e che Piquè è noto per le avventure con belle ragazze. Fonti del Barca hanno riferito a El Mundo che "conoscendo Ibra, è chiaro che non voleva ferire nessuna sensibilità".

Nuovo arrivo a casa Volante


L'olivo o ulivo [1] (Olea europaea L.) è una pianta da frutto. Originario del Medioriente, è utilizzato fin dall'antichità per l'alimentazione. I suoi frutti, le olive, sono impiegate per l'estrazione dell'olio e, in misura minore, per l'impiego diretto nell'alimentazione. A causa del sapore amaro dovuto al contenuto in polifenoli, l'uso delle olive nell'alimentazione richiede però trattamenti specifici finalizzati alla deamaricazione, realizzata con metodi vari.

Descrizione botanica




Abbozzi delle infiorescenze o mignole
L'olivo appartiene alla famiglia delle Oleaceae. La pianta comincia a fruttificare verso il 3°-4° anno, inizia la piena produttività verso il 9°-10° anno; la maturità è raggiunta dopo i 50 anni. È una pianta molto longeva: in condizioni climatiche favorevoli un olivo può vivere anche mille anni. Le radici, per lo più di tipo avventizio, sono molto superficiali ed espanse, in genere non si spingono mai oltre i 60-100 cm di profondità.
Il fusto è cilindrico e contorto, con corteccia di colore grigio o grigio scuro, il legno è molto duro e pesante. La ceppaia forma delle strutture globose, dette ovoli, da cui sono emessi ogni anno numerosi polloni basali. La chioma ha una forma conica, con branche fruttifere pendule o patenti (disposte orizzontalmente rispetto al fusto)secondo la varietà.
È una pianta sempreverde, la cui attività è pressoché continua con attenuazione nel periodo invernale. Le foglie sono coriacee, semplici, intere, ellittico-lanceolate, con picciolo corto e margine intero, spesso revoluto. La pagina inferiore è bianco-tomentosa. Le gemme sono per lo più di tipo ascellare.
Il fiore è ermafrodito, piccolo, con calice di 4 sepali e corolla di petali bianchi. I fiori sono raggruppati in numero di 10-15 in infiorescenze a grappolo, chiamate mignole, emesse all'ascella delle foglie dei rametti dell'anno precedente. La mignolatura ha inizio verso marzo-aprile. La fioritura vera e propria avviene, secondo le cultivar e le zone, da maggio alla prima metà di giugno.
Il frutto è una drupa globosa, ellissoidale o ovoidale, a volte asimmetrica, del peso di 1-6 grammi secondo la varietà, la tecnica colturale adottata e l'andamento climatico.



Infiorescenze

Fenologia 

L'olivo attraversa un periodo di riposo vegetativo che coincide con il periodo più freddo, per un intervallo di tempo che dipende dal rigore del clima.
Alla ripresa vegetativa, che orientativamente si verifica a febbraio, ha luogo anche la differenziazione a fiore; fino a quel momento ogni gemma ascellare dei rametti dell'anno precedente è potenzialmente in grado di generare un nuovo germoglio o una mignola. Dalla fine di febbraio e per tutto il mese di marzo si verifica un'intensa attività dapprima con l'accrescimento dei germogli, poi anche con l'emissione delle mignole, fase che si protrae secondo le zone fino ad aprile. La mignolatura ha il culmine in piena primavera con il raggiungimento delle dimensioni finali. Le infiorescenze restano ancora chiuse, tuttavia sono bene evidenti perché completamente formate.
Da maggio alla prima metà di giugno, secondo la varietà e la regione, ha luogo la fioritura, piuttosto abbondante. In realtà la percentuale di fiori che porteranno a compimento la fruttificazione è ridottissima, generalmente inferiore al 2%. L'impollinazione è anemofila. Alla fioritura segue l'allegagione, in linea di massima dalla metà di giugno. In questa fase la corolla appassisce e si secca persistendo fino a quando l'ingrossamento dell'ovario ne provoca il distacco. La percentuale di allegagione è molto bassa, inferiore al 5%, pertanto in questa fase si verifica un'abbondante caduta anticipata dei fiori (colatura). Si tratta di un comportamento fisiologico dal momento che la maggior parte dei fiori ha lo scopo di produrre il polline. Sulla percentuale di allegagione possono incidere negativamente eventuali abbassamenti di temperatura, gli stress idrici e i venti caldi.



Frutti maturi
Dopo l'allegagione ha luogo una prima fase di accrescimento dei frutti che si arresta quando inizia la lignificazione dell'endocarpo. Questa fase, detta indurimento del nocciolo ha inizio nel mese di luglio e si protrae orientativamente fino agli inizi di agosto.
Quando l'endocarpo è completamente lignificato riprende l'accrescimento dei frutti, in modo più intenso secondo il decorso climatico. In regime non irriguo sono le piogge dalla metà di agosto a tutto il mese di settembre a influire sia sull'accrescimento sia sull'accumulo di olio nei lipovacuoli: in condizioni di siccità le olive restano di piccole dimensioni, possono subire una cascola più o meno intensa e daranno una bassissima resa in olio per unità di superficie; in condizioni di umidità favorevoli le olive raggiungono invece il completo sviluppo a settembre. Eventuali piogge tardive (da fine settembre a ottobre) dopo una forte siccità estiva possono in pochi giorni far aumentare le dimensioni delle olive in modo considerevole, tuttavia la resa in olio sarà bassissima perché l'oliva accumula soprattutto acqua.
Da ottobre a dicembre, secondo la varietà, ha luogo l'invaiatura, cioè il cambiamento di colore, che indica la completa maturazione. L'invaiatura è più o meno scalare sia nell'ambito della stessa pianta sia da pianta a pianta. All'invaiatura l'oliva cessa di accumulare olio e si raggiunge la massima resa in olio per ettaro.
Dopo l'invaiatura le olive persistono sulla pianta. Se non raccolte vanno incontro ad una cascola più o meno intensa ma differita nel tempo fino alla primavera successiva. In questo periodo la resa in olio tende ad aumentare in termini relativi: il tenore in olio aumenta perché le olive vanno incontro ad una progressiva perdita d'acqua. In realtà la resa in olio assoluta (in altri termini riferita all'unità di superficie) diminuisce progressivamente dopo l'invaiatura perché una parte della produzione si perde a causa della cascola e degli attacchi da parte di parassiti e fitofagi.
Nella tabella seguente è riportato uno schema che riassume il ciclo fenologico dell'olivo. I periodi di riferimento hanno solo valore orientativo perché possono cambiare secondo la cultivar e la regione.

Fase fenologica Periodo d'inizio Durata Manifestazione
Riposo vegetativo dicembre-gennaio 1-3 mesi Attività dei germogli ferma o rallentata
Differenziazione a fiore febbraio

Ripresa vegetativa fine febbraio 20-25 giorni Emissione di nuova vegetazione di colore chiaro
Mignolatura metà marzo 18-23 giorni Mignole di colore verde, a maturità biancastre
Fioritura da inizi di maggio a prima decade di giugno 7 giorni Fiori aperti e bene evidenti
Allegagione fine maggio-giugno
Caduta dei petali, cascola di fiori e frutticini
Accrescimento frutti seconda metà di giugno 3-4 settimane Frutti piccoli ma bene evidenti
Indurimento del nocciolo luglio 7-25 giorni Arresto della crescita dei frutti. Resistenza al taglio di sezionamento
Accrescimento frutti agosto 1,5-2 mesi Aumento considerevole delle dimensioni dei frutti, comparsa delle lenticelle
Invaiatura da metà ottobre a dicembre
Almeno metà della superficie del frutto vira dal verde al rosso violaceo
Maturazione completa da fine ottobre a dicembre
Frutto con colorazione uniforme dal violaceo al nero

venerdì 7 maggio 2010

Video sconcertante - Un gruppo di talebani colpiti da un missile (su Repubblica tv)

Video - RepubblicaTv - la Repubblica.it
Qual'è il limite della cronaca di guerra? E' giusto mostrare un video in cui esseri umani vengono dilaniati da un'esplosione?

IL MEGAFONO DI MILK ORA FA LITIGARE I GAY D´AMERICA (la Repubblica)


 06-05-2010 - La Repubblica - JESSE MCKINLEY

IL MEGAFONO DI MILK ORA FA LITIGARE I GAY D´AMERICA


Fino alle riprese del film l´altoparlante era esposto in una scuola Poi il suo custode, amico del leader americano, se l´è portato a casa

A San Francisco la decisione di Cleve Jones, altro esponente del movimento, ha scatenato vivaci proteste

SAN FRANCISCO - È di uno dei simboli più familiari risalenti agli esordi del movimento per i diritti dei gay: un normale megafono rosso e grigio. A 40 anni dal periodo di sua massima popolarità, riporta ancora leggermente incise in superficie le iniziali HM: è il megafono usato da Harvey Milk negli anni Settanta per radunare le folle durante le sue battaglie per la parità di diritti di omosessuali e lesbiche. Negli ultimi tempi, però, il megafono è tornato al centro di un altro tipo di disputa, che vede contrapposti il suo custode, Cleve Jones, e una scuola elementare che porta il nome di Milk. Per alcuni attivisti del movimento, Jones avrebbe sottratto un pezzo della loro storia.
Per buona parte degli ultimi dieci anni, il megafono (un altoparlante a transistor Fanon, modello 8S-C) è rimasto chiuso in una polverosa vetrinetta dell´Harvey Milk Civil Right Academy, una scuola nel quartiere Castro. Ha fatto anche una comparsata da vera star, interpretando se stesso nel film del 2008 intitolato "Milk". Adesso Jones afferma di non essere poi così sicuro che la scuola sia la sede migliore per custodirlo. «Per tutti questo è il megafono usato da Milk, ma è anche l´oggetto più caro di tutta la mia infanzia», racconta l´uomo che dice di averlo utilizzato ancora per i raduni, dopo la morte di Milk, facendo suonare la sirena incorporata per far uscire dai bar la gente e per farla sfilare per le strade di Castro, la mecca di allora della comunità gay. «Di megafoni così oggi non ne fanno più» dichiara.
L´improbabile battaglia ha innescato commenti furiosi da parte di alcuni blogger, come Michael Petrelis che ha scritto che il megafono di Milk era "in ostaggio" di Jones. Famoso leader egli stesso, Jones ha i suoi difensori, come la locale società storica gay e l´archivista della città, Susan Goldstein, che afferma che le preoccupazioni di Jones in merito alla sicurezza non sono poi infondate, soprattutto se si tiene conto del significato storico di quell´oggetto. «È il simbolo stesso delle proteste e dell´attivismo. È la voce di Harvey» dice Goldstein. Da parte loro le autorità scolastiche affermano che l´assenza del megafono ha suscitato preoccupazioni tra gli studenti e i loro genitori, soprattutto ora che si avvicina l´Harvey Milk Day (il 22 maggio), di recente istituzione. «I ragazzi e le famiglie chiedono a Christina Velasco, la direttrice, che fine abbia fatto il megafono… e alla fine abbiamo dovuto rispondere che lo ha preso Cleve».
Secondo Jones, Milk gli diede il megafono intorno al 1977, poco dopo la sua elezione al Board of Supervisors, primo uomo dichiaratamente omosessuale a essere eletto a una carica così alta. Il passaggio avvenne pochi mesi prima che Milk e il sindaco George Moscone fossero assassinati in municipio da Dan White, suo avversario politico. Circa dieci anni fa, quando si è trasferito da San Francisco a Palm Springs, Jones ha dato il megafono alla Milk Academy, una scuola pubblica di Castro, dedita a "insegnare la tolleranza e la non violenza". Secondo Jones si era trattato solo di un prestito. Poi venne il 2008, quando la troupe che stava girando il film biografico "Milk" si recò per le riprese a San Francisco. Jones era consulente per la pellicola e raccontò a Bruce Cohen, uno dei produttori, dell´esistenza del megafono e della sua collocazione in una scuola. I due uomini andarono a prenderlo. Terminate le riprese, Jones decise di tenersi il megafono dopo aver scoperto che alla scuola qualcuno ci aveva lasciato dentro le batterie, col rischio che si rovinasse. Martedì scorso Jones è arrivato a una sorta di compromesso: ha autorizzato la Gay, Lesbian, Bisexual Transgender Historical Society di Castro a utilizzarlo per una manifestazione imminente. «I bambini lo potranno ammirare gratis. È proprio qui, nel loro isolato». Per Jones il megafono è funzionante: lo ha utilizzato di rado, per esempio in una manifestazione di protesta contro la Proposition 8, l´iniziativa del 2008 che ha dichiarato illegali i matrimoni tra membri di uno stesso sesso in California. Jones ha detto che di ritorno dalla manifestazione il tassista gli ha chiesto informazioni sul megafono che aveva con sé e, quando gli ha risposto che era quello appartenuto a Milk, l´uomo ha fermato la vettura ed è scoppiato in lacrime.

© 2010 The New York Times, Traduzione di Anna Bissanti

Banderas, Almodovar richiama la sua icona (Repubblica.it)

Banderas, Almodovar richiama la sua icona


Dopo 21 anni l'attore sul set con il suo mentore

Antonio Banderas e Pedro Almodovar nel '99 agli European Awards a Berlino
Antonio Banderas e Pedro Almodovar nel '99 agli European Awards a Berlino
di Chiara Ugolini
Per anni (dall'inizio degli Ottanta fino all'89) sono stati inseparabili, poi - pur rimanendo amici - le strade cinematografiche si sono divise. Oggi, ventun anni dopo il loro ultimo film 'Lègami!', Antonio Banderas e Pedro Almodovar - scrive il quotidiano El Pais - tornano a lavorare insieme nel nuovo progetto del maestro spagnolo La Piel que habito (la pelle che abito). Ad Almodovar Banderas deve tutto. E' stato lui a scoprire questo ragazzo di Malaga trasferito a Madrid con il sogno dello spettacolo, modello di giorno e cameriere la sera. Dopo essere entrato nella compagnia teatrale Centro Dramatico Nacional, Antonio incontra Almodovar nelle notti di movida madrilena, in quel periodo straordinario di rinascita e di sperimentazione che furono gli anni appena successivi alla fine della dittatura di Franco.
Nel giro di nove anni i due girano sette film insieme e il ventiduenne Antonio grazie a ruoli irriverenti e sopra le righe come 'Labirinto di passioni', 'Matador' e 'La legge del desiderio' viene notato anche a Hollywood. Sarà l'America a segnare il "divorzio" professionale fra lui e il suo regista.
Lo scorso anno Banderas, ricordando l'inizio della sua carriera e a proposito de 'La legge del desiderio', rivelò al New York Post: "Le scene che Almodovar mi fece fare negli anni Ottanta furono molto difficili perché all'epoca non era comune che gli attori eterosessuali interpretassero personaggi gay. Allora molti attori pensavano che il pubblico ti avrebbe identificato con il personaggio''. Una dichiarazione che ha fatto storcere il naso ad alcuni fan di Almodovar, ma che evidentemente non ha minimamente incrinato i rapporti tra i due.
Il nuovo film, che è ispirato a 'La mygale' dello scrittore francese Thierry Jonquet, è la storia della vendetta di un chirurgo plastico contro l'uomo che ha stuprato sua figlia. Il film, ha spiegato il regista, "si avvicinerà a un film d'orrore, una cosa che avevo molta voglia di fare". Ma, ha avvertito Almodovar, "non rispetterò nessuna regola del film horror''.

mercoledì 5 maggio 2010

Anche la sinistra è omofoba, ce lo possiamo dire? di Paola concia e Aurelio Mancuso (sul Riformista)

Anche la sinistra è omofoba, ce lo possiamo dire?
di Paola concia e Aurelio Mancuso

Caro direttore, siamo due persone molto diverse: una lesbica, l'altro gay, una agnostica l'altro cattolico, una solare e appassionata, l’altro misurato e brusco, una sportiva e l'altro pigro; una parlamentare, l'altro impegnato nel movimento gay. Ma entrambi non ci stiamo a vederci incasellati nelle comode nicchie dei diritti civili negati: né in quella della minoranza caciarona tutta lustrini e carri allegorici, né in quella ideologica e ferma a linguaggi buoni per un glorioso passato.


Molte altre cose ci uniscono profondamente: l’amore esacerbato per questo Paese, la passione mai sopita per la politica, quella che cambia le esistenze collettive. E una certezza ci accomuna: la sinistra in italia non può più andare avanti così. Ha perso sogno ed efficacia, due tasselli sui quali costruire una alternativa culturale, politica e di governo.

Altro che chiacchiere, altro che Comitato di liberazione nazionale. Noi vogliamo un Paese migliore. E dalla battaglia sui diritti civili vogliamo contribuire a cambiarlo.


Non vogliamo più “diritti a parte” ma “diritti parte di un’idea di società”. Anche se questa idea di società complessiva, quella che tiene insieme sogno ed efficacia dalle nostre parti non la vediamo ancora. Per questo siamo a disagio nei confronti di una sinistra culturale e politica che per molti versi non capiamo più.

 Una sinistra che sembra principalmente concentrata sui suoi riti, le sue adunate rassicuranti, che non aprono reali conflitti, che non alimentano speranza in chi ormai da alcuni anni sente un po’ autocelebrative le chilometriche sottoscrizioni su documenti pomposi in cui appaiono i soliti testimonial di professione. Le piazze si riempiono, i palchi sono zeppi di cantanti, attori, intellettuali sempre pronti a svolgere la propria parte, con diligenza, generosità e senso civico. Ma una constatazione amara dobbiamo farla, che ci viene anche dalla fatica quotidiana di una battaglia solitaria: mai una volta che questi grandi personaggi abbiano risposto concretamente alla richiesta di aiuto che si sollevava dalla comunità lgbt. Meglio ci è andata con Simona Ventura, Maria Grazia Cucinotta e tante altre figure note del mondo dello spettacolo non schierate a sinistra: per il resto il silenzio. I tanti personaggi pubblici che giustamente vogliono essere esempi di civismo si sono sempre tenuti a debita distanza. I gay, le lesbiche e i trans, saranno pure simpatici, ma meglio non schierarsi, meglio stare in compagnia con i soliti amici e compagni di tante edificanti battaglie. Tra le poche eccezioni ci piace ricordare Lella Costa e Ottavia Piccolo, che si sono sempre fatte trovare al telefono, sono state con noi in tanti momenti duri o di festa. Sarà un dettaglio che sono tutte donne? La sostanza è un’altra: in troppi, forse altrimenti impegnati, non hanno mai mosso un dito! Non sono bastati morti, violenze, aggressioni, campagne d’odio ripetute e costanti anche in questi giorni, per smuovere alcuna anima bella della sinistra a fare, magari spontaneamente, sì vivaddio spontaneamente, un gesto, una raccolta di firme, una riflessione. Possibile che non vi veniamo mai in mente? Tra la foca monaca e Emergency, tra la desertificazione dell’Amazzonia e la difesa della Costituzione, della libertà di stampa e della democrazia, vi saremo venuti in mente una volta o no?
Sui media della sinistra intellettuale non va meglio. Grande spazio quando c’è l’efferata aggressione, poi il nulla, non c’è una volontà culturale e politica di trarre le conseguenze di quello che avviene nella società profonda, dilaniata da un odio sempre più lacerante su cui imperano le risposte della destra più razzista e omofoba.

Ma, forse, anche la sinistra è omofoba, ce lo possiamo dire? Nel peggior modo, ovvero nel silenzio e nell’imbarazzo. Un silenzio evidente nei talk show come Ballarò e Annozero, che discutono davvero tutto, ma mai di noi. Del resto culattone, finocchio o frocio, sono termini che sentiamo spesso evocare dai tanti comici alternativi di Zelig piuttosto che dai vignettisti di grido. Tutto fa ridere, tanto loro sono i nostri maledetti amici, che guardiamo e ascoltiamo con disgusto.
È in questo quadro generale che opera un movimento lgbt annichilito dalla sconfitta, un fuscello con solide radici, in balia dei venti del minoritarismo rabbioso oppure della bonaccia del conformismo rinsecchito dal rapporto con partiti ipocriti e indifferenti. Si chiede il matrimonio, mentre la Corte costituzionale risponde come Ponzio Pilato, rimandando tutto al Parlamento; si grida, giustamente, all’omofobia dilagante, incuranti che il suono si perda nella steppa delle reciproche sordità.
Per tornare all’origine di questo intervento, la notizia è questa: esattamente come noi i gay, lesbiche e i trans italiani non vogliono riconoscersi né con la sinistra saccente, né con i proclami utopici, né con il minoritarismo, né con il conformismo. Alla sinistra proponiamo un confronto alla luce del sole, vogliamo stanare questa indifferenza e insipienza, che prima che essere dilagante nei partiti della sinistra, è consolidata nei suoi salotti, tra i suoi intellettuali. Bene: è ora di dirsi le cose in faccia, perché noi davvero questo Paese lo vorremmo migliore, non bearci perché noi ci sentiamo i migliori. E gli altri sono solo trinariciuti perché votano Berlusconi. Un dubbio ci assale: non sarà che pensate che i diritti civili siano diritti borghesi? O che Romano Prodi ha perso per colpa delle coppie di fatto? Non sarà che pensate ci siano cose più importanti nel nostro Paese che occuparsi di gente che si diverte e fa una vita glamour, vero?

Siamo cattivi? No siamo incattiviti. Vogliamo smuovere le acque impantanate della sinistra, metterci in gioco e accettare la sfida vera del cambiamento. Nello stesso tempo abbiamo la consapevolezza che anche noi gay lesbiche e trans che fanno questa battaglia di errori ne facciamo e ne abbiamo fatti. Vogliamo dire al movimento, con amore e condivisione frutto del nostro essere sorelle e fratelli di un’unica storia collettiva, che è ora di uscire dall’angolo non tanto con l’unità delle sigle associative (cosa di per se importante) ma con una convinzione comune. È tempo di costruire la comunità invece che privilegiare il pur nobile confronto interno al movimento. Anche noi siamo d’accordo che le lesbiche e i gay in Italia devono poter essere cittadine e cittadini uguali, con stessi diritti e doveri. Ma è prima di tutto dentro la comunità che deve maturare questa consapevolezza, se no la politica e i poteri non ci daranno mai ascolto. Basta con i distinguo, i personalismi, le piattaforme articolate e mai considerate dal Parlamento. Il movimento lgbt così come è, risulta agli occhi di molti un ostacolo. Trent’anni di battaglie lgbt hanno cambiato questo Paese ma non abbiamo ottenuto uno straccio di diritto in più. Di questo abbiamo il dovere di essere consapevoli. Noi siamo convinti della necessità di un percorso nuovo: la costruzione di una rete popolare di eguaglianza e libertà che parli fuori dal movimento, che crei utili alleanze e faccia parte di un concreto progetto di cambiamento riformista. Incalzando la sinistra arrogante e autocelebrativa.

Ma non solo. Di liberali di destra ce ne sono in Italia. Rivolgiamoci anche a loro, rompiamo steccati se vogliamo vincere. In altri Paesi è andata così, i nostri diritti non sono né di destra né di sinistra, sono diritti fondamentali, che stanno prima, sui quali tutti ma proprio tutti dovrebbero essere d’accordo. Noi la vediamo così, è giunta l’ora di agire, di cambiare passo e sguardo, nella certezza che tanti gay e tante lesbiche si domandano se gli ostacoli che non ci hanno permesso di ottenere neanche un risultato legislativo siano solo esterni. Ci piacerebbe discuterne con i rappresentanti delle associazioni, con spirito di ascolto e di piena apertura. Nel caso contrario ognuno andrà per la propria strada, che almeno per ora sarà differente.

lunedì 3 maggio 2010

Ipazziammo! (Umberto Eco su Ipazia e le polemiche circa la censura sul personaggio) | L'espresso


Ipazziammo!

di Umberto Eco
Il film 'Agorà' di Amenabar sulla filosofa, matematica e astronoma Ipazia fatta a pezzi dal vescovo Cirillo, ha scatenato una guerra di religione e ha fatto gridare al complotto. Che non c'è

È difficile che con il battage pubblicitario e la serie di dibattiti intorno al film 'Agorà' di Alejandro Amenabar qualcuno non abbia almeno sentito nominare Ipazia. Comunque, per coloro ancora poco informati dei fatti, dirò che all'alba del quinto secolo d. C., in un impero in cui anche l'imperatore ormai è cristiano, in una Alessandria dove si scontrano l'ultima aristocrazia pagana, il nuovo potere religioso rappresentato dal vescovo Cirillo e una vasta comunità ebraica, vive e insegna Ipazia, filosofa neoplatonica, matematica e astronoma, bellissima (si diceva) e idolatrata dai suoi allievi. Una banda di parabalani, talebani cristiani dell'epoca, milizia personale del vescovo Cirillo, si scaglia su Ipazia e la fa letteralmente a pezzi.

Di Ipazia non rimangono opere (forse Cirillo le ha fatte distruggere), e pochissime testimonianze, vuoi cristiane che pagane. Tutte più o meno ammettono che Cirillo qualche responsabilità ce l'aveva. A lungo Ipazia cade nel dimenticatoio, sinché viene rivalutata dal Seicento in avanti, e particolarmente dagli illuministi, come martire del libero pensiero, celebrata da Gibbon, Voltaire, Diderot, Nerval, Leopardi, e via via sino a Proust e a Luzi, sino che diventa icona del femminismo.

Il film non è certo tenero coi cristiani e con Cirillo (anche se non cela le violenze dei pagani e degli ebrei) e si è subito diffusa la voce che le forze oscure della reazione in agguato stessero per impedirne la circolazione in Italia, così che era partita una sottoscrizione di migliaia di firme. Per quello che ho capito, la distribuzione italiana era piuttosto esitante a far circolare un film che forse avrebbe suscitato forti opposizioni da parte cattolica, compromettendone la circolazione, ma quelle firme l'hanno decisa a tentare l'avventura. Ma non è del film che voglio occuparmi (filmicamente ben fatto, malgrado alcuni vistosi anacronismi) bensì della sindrome del complotto che ha scatenato.

Navigando per Internet ho trovato attacchi cattolici, in cui si protestava contro chi voleva mostrare solo il lato violento delle religioni (ma il regista ripete che il suo obiettivo polemico era il fondamentalismo di ogni sorta), ma nessuno ha tentato di negare che Cirillo, che non era solo uomo di chiesa ma anche personaggio politico, fosse stato un duro, con gli ebrei come coi pagani. Non è un caso se santo e dottore della chiesa lo ha fatto quasi millecinquecento anni dopo Leone XIII, un papa ossessionato dal nuovo paganesimo rappresentato dalla massoneria e dai liberali mangiapreti che dominavano nella Roma dei suoi tempi. Ed è imbarazzante la celebrazione di Cirillo tenuta il 3 ottobre 2007 da papa Ratzinger, il quale loda "la grande energia" del suo governo senza spendere due righe per assolverlo da quell'ombra che la storia ha fatto pesare su di lui.

Cirillo mette a disagio tutti: su Internet trovo Rino Camilleri (già difensore del Sillabo) che a garantire l'innocenza di Cirillo chiama in causa Eusebio di Cesarea. Eccellente testimone, salvo che Eusebio era morto settantacinque anni prima del supplizio di Ipazia e quindi non aveva potuto testimoniare nulla. Dico, se si deve scatenare una guerra di religione, almeno si consulti Wikipedia.

Ma veniamo al complotto: circolano su Internet varie notizie sulla censura attuata (da chi?) per celare lo scandalo Ipazia. Per esempio si denuncia che il volume otto della 'Storia della filosofia greca e romana' di Giovanni Reale (Bompiani) dedicato al Neoplatonismo, con notizie su Ipazia, sia misteriosamente scomparso dalle librerie. Una telefonata alla Bompiani mi ha chiarito che è vero che di tutta la serie dei dieci volumi gli unici due esauriti (e che quindi saranno ristampati) sono il sette e l'otto, certamente perché toccano argomenti come il 'Corpus Hermeticum' e alcuni aspetti del neoplatonismo che non interessano solo chi si occupa di filosofia ma arrazzano tutti i dissennati che si impicciano di scienze occulte vero o presunte. Ma poi sono andato a vedere nei miei scaffali questo famigerato volume otto e ho visto che Reale, il quale è uno storico della filosofia e si occupa solo di testi consultabili, mentre di Ipazia non ci è rimasto nulla, dedica a Ipazia sette righe (dico sette) dove si limita a dire il poco che seriamente si sa. E allora perché censurarlo?

Ma la teoria del complotto va oltre e sempre su Internet si dice che sono scomparsi dalle librerie tutti i libri sul neoplatonismo, asineria da far sghignazzare qualsiasi studente del primo anno di filosofia. Insomma, se volete sapere qualche cosa di serio su Ipazia, cercate in linea 'enciclopediadelledonne.it' con una bella voce di Sylvie Coyaud sul tema e, per qualcosa di più erudito, chiedete a Google 'Silvia Ronchey Ipazia' e troverete pane (non censurato) per i vostri denti.

Dolce&Gabbana sceglie cinque calciatori italiani per per il lancio della nuova collezione Underwear


I cinque sportivi, immortalati nella nuova campagna stampa, sono Antonio Di Natale (Udinese), Vincenzo Iaquinta (Juventus), Claudio Marchisio (Juventus), Federico Marchetti (Cagliari) e Domenico Criscito (Genoa) ritratti da  Mariano Vivanco. (da AFFARITALIANI.IT)

sabato 1 maggio 2010

Europa, il Pdl canta vittoria. Renato Farina: Il no europeo al riconoscimento e all’adozione delle coppie gay e’ una vittoria del Pdl.


Europa, il Pdl canta vittoria. Renato Farina: Il no europeo al riconoscimento e all’adozione delle coppie gay e’ una vittoria del Pdl.

L’intervento di Renato Farina, componente della delegazione Pdl in Consiglio d’Europa.
Ieri a Strasburgo il Consiglio d’Europa ha approvato una risoluzione storica contro la discriminazione e le violenze contro lesbiche, gay, bisex e trasgender. Condanna le violenze e il linguaggio d’odio. Nello stesso tempo, grazie alla decisiva opposizione del Partito popolare europeo e soprattutto della sua componente italiana, si è deciso grazie a tre emendamenti passati con lievissimo scarto (41 contro 40 e simili):

1. Non esiste il diritto alle adozioni da parte di gay single o coppie;
2. Gli Stati non sono tenuti al riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali;
3. Le organizzazioni religiose possono continuare a non accettare per certe funzioni gay o lesbiche o trasgender senza guai giudiziari. Per dirla con Bossi, il Pdl ha bloccato la legalizzazione delle famiglie trasversali.

È stata una vittoria che ha legato italiani e russi. I sette italiani presenti sono stati: il capogruppo del Ppe, l’Udc Luca Volontè. proposto a questa carica dal capo delegazione Luigi Vitali, e sei parlamentari del Pdl (Deborah Bergamini, Renato Farina, Gennaro Malgieri, Pasquale Nessa, Giacomo Santini, Oreste Tofani); non c’era nessuno della sinistra. Questo dimostra come non sia affatto vero che a livello di Partito popolare europeo prevalgano le tesi zapateriste, come sostenuto da Benedetto Della Vedova e da altri finiani del Pdl. Ma dice anche che il posto dell’Udc non può essere a sinistra o in opportunistica equidistanza.