airv

martedì 25 maggio 2010

Pakistan/ Matrimonio gay: In manette tutti gli invitati (Apcom)


La festa rovinata dalla polizia

Peshawar, (Ap) - Volevano coronare il loro sogno d'amore con un matrimonio "simbolico", un uomo d'affari pachistano e la "compagna", un travestito. Ma a mandare all'aria la festa ci ha pensato la polizia che nel bel mezzo delle danze ha fatto irruzione in una abitazione, in una zona residenziale di Peshawar, e ha ammanettato i novelli sposi e tutti e 43 gli ospiti. Come la sposa, anche molti degli invitati erano dei travestiti.

Ne ha dato notizia la polizia, sottolineando che in Pakistan, Paese musulmano, dove l'omosessualità è un reato penalmente perseguibile, sono vietati i matrimoni fra persone dello stesso sesso. Non ci sono cifre ufficiali sul numero dei travestiti in Pakistan. Chiamati "khusra", vivono ai margini della società e sono spesso perseguitati dalla polizia del "buon costume".

USA: W. POST, OBAMA SOSTIENE COMPROMESSO PENTAGONO-CONGRESSO SU MILITARI GAY (Adnkronos/Washington Post)

Washington, 25 mag. (Adnkronos/Washington Post) - Il Presidente americano Barack Obama sostiene il compromesso raggiunto da Capitol Hill e dal dipartimento della Difesa sulla cancellazione della politica del ''dont' ask, dont' tell'' sui gay nelle forze armate. E' stata la Casa Bianca nella tarda serata di ieri a rendere noto l'accordo raggiunto che rimuove l'ostacolo piu' importante che ha fino a ora impedito ai gay di prestare servizio apertamente. Il Congresso votera' a giorni una serie di emendamenti che cancellano la politica varata da Bill Clinton per cui i gay potevano arruolarsi a patto di non far sapere nulla delle loro inclinazioni sessuali. I cambiamenti tuttavia non entreranno in vigore prima del completamento di uno studio sull'impatto sui militari di queste nuove politiche che il dipartimento della difesa si e' impegnato a consegnare al Congresso il primo dicembre. Il direttore del bilancio della Casa Bianca, Peter Orszag, ha quindi scritto ieri sera al Congresso precisando che l'amministrazione ''sostiene gli emendamenti proposti''. ''Un tale approccio riconosce la necessita' di importanza critica di consentire ai nostri militari e alle loro famiglie la piena opportunita' di informare e modellare il processo di attuazione attraverso una approfondita analisi delle loro preoccupazioni, suggerimenti, vedute'', ha aggiunto.

INDIA: UOMINI VOGLIONO PELLE BIANCA, BOOM DI CREME (ANSA)

NEW DELHI, 25 MAG - Sempre piu' uomini indiani sognano di avere la pelle chiara. Mentre in passato erano solo le donne che si sottoponevano a trattamenti sbiancanti, adesso sono i loro mariti, fidanzati e figli a spendere una fortuna in creme e lozioni per inseguire il look ''metrosexual'' (gli eterosessuali cittadini che curano l'aspetto come i gay). Secondo quanto riporta l'agenzia Ians, il mercato dei prodotti schiarenti per uomini cresce del 25% all'anno, tre volte di piu' di quello per la cosmesi femminile. Da qualche anno le principali industrie di prodotti cosmetici hanno ingaggiato i piu' famosi attori di Bollywood per pubblicizzare i trattamenti sbiancanti, diventati molto di voga tra i giovani della nuova classe emergente.

Rossano Rubicondi: ho sfiorato l'omosessualita' (Apcom)

(Apcom) - "Sin da ragazzo notavo come mi guardavano sia le ragazze che i ragazzi. Avevo i lineamenti da femmina, un viso delicato. Magari non capivo cosa fosse la seduzione, però sentivo di avere una marcia in più". Rossano Rubicondi parla di amori, passioni e omosessualità. "Credo nella libertà sessuale. Ognuno sceglie ciò che gli piace. È normale da ragazzini provare una certa curiosità per il proprio sesso, si attraversa una fase di confusione". Dichiara di non aver avuto esperienze omosex, ma che "se fosse vero non lo direbbe". E spiega: "Ho sfiorato l`omosessualità. Sono un tipo esageratamente curioso. Era normale che a un certo punto mi facessi la domanda: 'Sono gay?'. Riconoscere che tutti ce la siamo fatta, questa domanda, - dice al settimanale 'A', in edicola domani - sarebbe un bel gesto di coraggio". Rubicondi parla in particolare di due uomini che hanno perso la testa per lui. Un public relation man e un produttore: "Ammetto di averli anche usati, ma solo fino a un certo punto. Che male c`è?". Le femmine, invece, "mi fanno paura". Oggi si dice grato alla giovane compagna Milu. Mentre dalla ex moglie Ivana Trump si è sentito trattato "come una pezza da piedi".

Silenzio si ruba! - Marco Travaglio sulla legge anti-intercettazioni

 
Travaglio spiega bene perché il provvedimento anti-intercettazioni è una legge-bavaglio pericolosa per la democrazia e determinante per l'insuccesso della persecuzione dei reati, contro il diritto dei cittadini di conoscere i fatti criminosi e contro la possibilità dei magistrati di indagare sui fatti criminosi. Non solo la condivisibile opinione di Travaglio ma un minuzioso excursus di tante motivazioni concrete che fanno gridare allo scandalo contro una legge salva-criminali.

sabato 22 maggio 2010

Madonna condanna l'incarcerazione della coppia gay in Malawi (in inglese - The Independent)


<b>VOGUING</b> and other embarrassing dances


Madonna today condemned a Malawian court decision to jail a gay couple for 14 years - and demanded it be challenged "in the name of human dignity".
The two men were handed the maximum sentence yesterday, which included hard labour, under Malawi's anti-gay laws.
The case of Tiwonge Chimbalanga and Steven Monjeza has drawn international condemnation and ignited a human rights debate about the conservative southern African country.
The couple were arrested the day after their engagement party, and were jeered by a mob as they were driven to prison.
Madonna called upon the people of Malawi and around the world to challenge the ruling which she described as a "giant step backward".
The singer said: "I am shocked and saddened by the decision made... by the Malawian court, which sentenced two innocent men to prison.
"As a matter of principle, I believe in equal rights for all people, no matter what their gender, race, colour, religion, or sexual orientation."
She said of the decision: "Malawi took a giant step backward.
"The world is filled with pain and suffering; therefore, we must support our basic human right to love and be loved.
"I call upon the progressive men and women of Malawi - and around the world - to challenge this decision in the name of human dignity and equal rights for all."
Madonna has taken a keen interest in issues in Malawi and has two adopted children from the country, David Banda and Chifundo "Mercy" James.
Two years ago her documentary about the devastating effects of Aids in Malawi titled I Am Because We Are, was screened during the Cannes Film Festival.
"I went to Malawi thinking I was going to save children's lives," Madonna said previously.
"But the surprise was how much they changed me and how much growth occurred inside of me."

COURTNEY LOVE: "HO FATTO SESSO CON KATE MOSS" (di Yahoo! Notizie)

L’irrequieta cantante Courtney Love sostiene che lei e Kate Moss hanno fatto sesso
       
Londra, 21 maggio 2010 - L’irrequieta cantante Courtney Love sostiene che lei e Kate Moss hanno fatto sesso. Ma c’è di più il loro ‘love affair’ si sarebbe consumato proprio in Italia, a Milano, negli anni ‘90.

"Spero che lei non si arrabbi sapendo che ho detto questa cosa", ha aggiunto la Love subito dopo la confessione affidata ad un magazine irlandese.

Ma la cantante non è sembrata poi così preoccupata a rivelare i dettagli dell’avventura lesbo: "È stata Kate Moss. A lei non importa. È una grande storia da raccontare ai nipoti, così yeah".

"Kate non era sotto farmaci né droghe, era solo una cosa che è successa a Milano negli anni ‘90. È successo ed è stato divertente e questo è tutto.

"Lei ne parla e quindi spero che non diventi matta se sa che ho tirato fuori questa cosa. Kate è una grande ed è una mia buona amica. Ho quasi comprato la sua casa di St John’s Wood, a Londra", ha aggiunto la Love.

Chissà se l’amicizia durerà dopo questa rivelazione ai media.

55° EUROFESTIVAL: TUTTE LE CANZONI DELLA SECONDA SERATA (gaynews.it)


Ad una settimana esatta dalla seconda diretta da Oslo, vi presentiamo le 17 canzoni (più 2) che partecipano (e votano) alla prima semifinale 
di Daniel N. Casagrande
      
La seconda semifinale è in programma alle 21:00 del 27 maggio (canale 556, 558, 572 o 577 di SKY), a giocarsi gli ultimi 10 posti in finale saranno altri 17 paesi, eccoli in ordine di apparizione:

1 – LITUANIA / InCulto / Eastern European Funk. Rischiava l’esclusione perché in odore di “pezzo politico”, ma in realtà è un “brano di denuncia”, almeno tanto quanto lo possono essere certe canzoni di Elio e le storie tese. “Noi costruiamo le vostre case, noi laviamo i vostri piatti affinché le vostre mani restino soffici e pulite. Però non siamo uguali a voi”, una sorta di sfogo in note nei confronti di quei paesi europei che marciano ad una velocità doppia rispetto all’Est, anche grazie al lavoro sottopagato di quest’ultimi. Belle le armoniche, le percussioni e le dinamiche vocali del gruppo. VOTO: 6

2 – ARMENIA / Eva Rivas / Apricot Stone. Ad Oslo se la giocheranno il superfavorito l'israeliano Harel, la canzone della Danimarca, incalzati dal “derby” Armenia vs Azerbaijan. Il brano della Rivas evoca ricordi d’infanzia di un est lontano (nel tempo, nella mente e nei luoghi), ottimo il testo da seguire con attenzione, un buon pop dai ritmi etnici arricchito da un’interpretazione peculiare. VOTO: 8

3 – ISRAELE / Harel Skaat / Milim. Harel è giovane, è bellissimo, è il trionfatore di A Star Is Born ed il superfavorito di quest’anno. La sua canzone pare destinata a raccogliere voti da tutti i paesi, ma per le nostre orecchie il brano somiglia a quei lamentosi pezzi sanremesi tutt’archi che la regia televisiva ingigantisce con ostentate inquadrature della brava orchestra, ma alla fine della fiera è destinata all’oblio. VOTO: 5

4 – DANIMARCA / Chanée & N’evergreen / In A Moment Like This. Loro sono bravi, intensi, pieni di fascino, il testo e gli arrangiamenti sono ottimi, l’esibizione con cui hanno vinto il Dansk Melodi Grand Prix ha subito conquistato il web, ma… ma ascoltando bene la canzone, la mente vola subito alla base ritmica di “Every Breath You Take” dei Police, ma poco importa, il brano è straordinario e destinato ai piani alti della classifica. VOTO: 9

5 – SVIZZERA / Michael von der Heide / Il pleut de l’or. La Svizzera è stata una delle prima a scegliere, puntando sul cantautore Michael von der Heide, nato 38 anni fa ad Amden nel cantone St. Gallen. Von der Heide è dichiarato ed attivista del movimento gay elvetico, lo scorso 6 giugno ha aperto il concerto dell’Europride di Zurigo dando il benvenuto ai 50.000 che hanno sfilato per le strade della città svizzera. Occhio al titolo malizioso della canzone, perché velatamente si allude proprio a quello…. VOTO: 7

6 – SVEZIA / Anna Bergendahl / This Is My Life. La Svezia, patria degli ABBA, è per eccellenza la regina della competizione, ma negli ultimi anni si è sempre piazzata nei piani bassi della classifica, quest’anno il suo destino è nelle mani della bella e biondissima Anna Bergendahl, anche lei Disco d’Oro in patria. Al Melodifestivalen era la vincitrice annunciata, lasciando al palo, tra gli altri, anche gli Alcazar; il brano è una ballata in salsa country. VOTO: 6

7 – AZERBAIJAN / Safura / Drip Drop. Con i suoi 17 anni è la più giovane in gara, che sia tra le favorite già è stato scritto, il brano è di autori svedesi, dalle parole alla musica, quel che esula dal lato artistico è il fatto che in questa edizione l’Azerbaijan dovesse essere squalificato: lo scorso anno la polizia azera interrogò 43 cittadini che televotarono per la canzone armena, l’Ebu in mancanza di una normativa ad hoc ha potuto solo sanzionare la tv di stato, introducendo però da quest’anno una norma che prevede la squalifica per diverse edizioni. VOTO: 6

8 – UCRAINA / Alyosha / Sweet People. Paese che vai, usanza che trovi: cambiato il Governo, si cambiano i vertici della tv di stato, cambiati i vertici si provvede ad azzerare gli ultimi provvedimenti presi della precedente gestione, e tra questi la scelta del brano per Oslo. Si riparte da zero a meno di una settimana dal termine per ufficializzare chi rappresenterà il paese, si organizza in tutta fretta, con tanto di televoto, una trasmissione ad hoc. Si sceglie una canzone più brutta della precedente. Dopo qualche giorno si scopre che non era inedita. Si riparte da zero. Ma nel frattempo i termini sono scaduti, si rischia la squalifica, scatta una penale, un tanto al dì per ogni giorno di ritardo. In tutta fretta si pesca questo brano, sicuramente il meno brutto dei tre, ma la figuraccia ormai è fatta. VOTO: 2

9 – OLANDA / Sieneke / Ik ben verliefd (Sha-la-lie). Ecco un brano che fa la felicità di tutti i detrattori dell’Eurofestival: una 18enne con l’aspetto di una casalinga 40enne che canta un brano di un 75enne che ormai si era dato alle pazze gioie della pensione. Il brano è imbarazzante, baraccone oltre ogni decenza, nemmeno nel trash più spinto degli anni ’80 si era visto nulla del genere. VOTO: 1

10 – ROMANIA / Paula Seling & Ovi / Playing With Fire. Un brano velocissimo, dal ritmo serrato, con melodie moderne ed un occhio al pop più sofisticato, una canzone che gioca sull’eterna guerra tra i sessi. Paula Seling ha vinto gli MTV Romania Musica Awards nel 2002 come miglior voce femminile. Decisamente originali, ma non travolgenti. VOTO: 7

11 – SLOVENIA / Ansambel Žlindra & Kalamari / Narodnozabavni rock. Il virus olandese quest’anno ha contagiato anche la Slovenia, che si presenta con un brano difficile anche da descrivere: prendete 2 pezzi completamente diversi tra loro, uno rock e l’altro folk balcanico, mescolateli a casaccio, ed ecco che otterrete Narodnozabavni rock. Inquietante. VOTO: 2

12 – IRLANDA / Niamh Kavanagh / It’s For You. Il suo è uno di quei nomi che fa venire i brividi lungo la schiena agli eurofan più sfegatati: già vincitrice nel 1993, torna sulle scene dopo 17 anni con una ballata classica, intima, interpretata in maniera magistrale, con classe ed eleganza ormai lontane. L’Irlanda è il paese che detiene il record di vittorie, ben 7, ma manca dalla top 5 dal 1997. Se dipendesse solo dagli eurofan avrebbe già la vittoria in tasca, ma con 122 milioni di telespettatori e potenziali televotanti, purtroppo l’Eurofestival non si vince sull’onda dei ricordi e sulla nostalgia del (buon) passato. VOTO: 8

13 – BULGARIA / Miro / Angel si ti. Miroslav Kostadinov (in arte Miro) è nato nella città di Dobrich il 10 marzo 1976, artisticamente ha debuttato nel duo Karizma, per poi intraprendere dal 2007 la carriera solista, il suo primo successo si intitolava “Lose Control”, un trionfo di corpi, boxer D&G, frustini, baci gay e lesbo, e naturalmente lui, oliato e palestrato a dovere. Ad Oslo si presenta con un brano cantato coraggiosamente in bulgaro, non esattamente la lingua più musicale del mondo, ma il pezzo è bello e lui è un valore artistico aggiunto. VOTO: 7

14 – CIPRO / Jon Lilygreen & The Islanders / Life Looks Better In Spring. Per il giovane Lilygreen (gallese) si tratta del saggio di fine corso in una scuola di musica del Regno Unito che vedeva scozzesi, gallesi e ciprioti studiare assieme. Il brano è scritto da due ciprioti ed è prodotto da uno scozzese. Si tratta di una dolcissima ballata pop. VOTO: 6

15 – CROAZIA / Femminem / Lako je sve. Tornano sul palco dell’Eurofestival, ci avevano già provato per la Bosnia nel 2005, ma non andarono oltre una 14esima posizione; anche loro si presentano con una ballata, il problema è che all’Eurovision si canta dal vivo, e le esibizioni live non sono esattamente il loro forte. Una curiosità: per la prima volta dal 1998 è stata realizzata la versione italiana di un brano in gara all’Eurofestival, la ragione non è nota, ma è appezzabile il tentativo croato. VOTO: 5

16 – GEORGIA / Sofia Nizharadze / Shine. Lo scorso anno l’Italia era rappresentata dal triestino Daniele Moretti, tra gli autori del brano irlandese, quest’anno invece a difendere il tricolore ci pensa Christian Leuzzi, romano, classe 1977, autore delle musiche del pezzo georgiano, vincitore in passato di ben 2 Grammy Awards. Anche la Georgia, dopo l’esclusione lo scorso anno dovuta al brano ‘politico’ “We Don't Wanna Put In”, si presenta con una ballata romantica, ben arrangiata e ben interpretata. VOTO: 7

17 – TURCHIA / maNga / We Could Be The Same. Freschi vincitori del "Best European Act" agli MTV Awards di Berlino 2009, si presentano ad Oslo con un bellissimo brano pop rock che mette in risalto tutto il loro stile e la loro personale bravura. Top 5 assicurata. VOTO: 8

Fin qui i paesi che gareggiano nella seconda semifinale, presentati seguendo l’ordine di esibizione della serata; ma tra i 5 paesi già classificati per la finale (Big Four più il paese ospitante), due votano in questa serata, e nell’ordine sono:

NORVEGIA / Didrik Solli-Tangen / My Heart Is Yours. Lo sforzo produttivo ed organizzativo per Oslo 2010 non permetterebbero di organizzare due Eurofestival di fila, per cui NRK si presenta con un brano dignitoso, pronto a piazzarsi a metà classifica e quindi a non intimorire i dirigenti della tv scandinava. Un pop romantico cantato da un dignitoso performer. VOTO: 5

GRAN BRETAGNA / Josh / That Sounds Good To Me. Pete Waterman, e Mike Stock sono autori di successo, loro i brani di alcuni dei più grandi successi anni ’80 e ’90: “You Spin Me Round Like A Record” dei Dead or Alive, “Never Gonna Give You Up” e “Together Forever” di Rick Astley, “I Should Be So Lucky” di Kylie Minogue, “Venus” dei Bananarama, “This Time I Know It’s For Real” di Donna Summer. Sulla scia di questa musicalità hanno scritto ed arrangiato “That Sounds Good To Me”. Ma questa volta non confezionano un prodotto degno di nota, un vero peccato. VOTO: 5

venerdì 21 maggio 2010

CASA BIANCA CRITICA CONDANNA COPPIA OMOSESSUALI MALAWI (ANSA)

NEW YORK, 21 MAG - La Casa Bianca ha criticato con forza la condanna a 14 anni di carcere di Steven Monjeza e Tiwonge Chimbalanga, una coppia di omosessuali del Malawi che avevano celebrato il loro fidanzamento. ''La criminalizzazione dell'orientamento sessuale e dell'identita' di genere macchia la condizione dei diritti umani in Malawi'', ha detto il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs facendo appello al paese dell'Africa australe e al resto del mondo di smettere di usare l'orientamento sessuale come base per arresti, detenzioni ed esecuzioni''.

Con l'auto blu per locali gay, ministro si dimette (gay.it)






Gay.it - Con l'auto blu per locali gay, ministro si dimette


Visitava club gay utilizzando l'auto ministeriale, ma quando le immagini sono andate in onda il ministro australiano David Campbell si è dimesso. Dopo le scuse alla famiglia rimarrà in parlamento. 


David Campbell, ministro del Nuovo Galles del sud si è dimesso in seguito alle immagini trasmesse dal canale 7 in cui veniva ripreso a bordo dell'auto ministeriale intento a visitare locali gay. Nel filmato Campbell compariva all'uscita del club Kensington di Sydney. Lo scandalo lo ha costretto a consegnare le dimissioni, negando, però che la scelta fosse dettata dall'outing: «Mi sono dimesso da ministro per ragioni personali, non per ragioni relative ai miei doveri ministeriali, che ho sempre assolto con orgoglio - ha dichiarato il ministro in un comunicato, per poi rivolgersi pubblicamente alla famiglia - Chiedo scusa a mia moglie, alla famiglia, ai colleghi, ai miei collaboratori e alla comunita' per averli delusi. Sara' un periodo molto difficile per la mia famiglia e per gli amici, e chiedo che la loro privacy sia rispettata». Anche la premier del Nuovo Galles del sud, Kristina Kenneally ha chiesto comprensione alla comunità per un uomo che ha «chiaramente ha bisogno di tempo per affrontare un periodo difficile con la famiglia». In ogni caso Campbell, nonostante il ciclone che ha investito la sua vita privata, ha fatto sapere che resterà in parlamento per il seggio che rappresenta, Keira presso Wollongong, a sud di Sydney.


















Russia/ Sindaco Mosca vieta la gay parade del 29 maggio (Apcom)

Attivisti orgoglio omosessuale scenderanno lo stesso in strada

Mosca, 20 mag. (Apcom-Nuova Europa) - Ancora una volta il 'niet' del sindaco Yuri Luzhkov vieta la gay parade di fine maggio a Mosca. Ma gli organizzatori come sempre non demordono e sfideranno le autorità in tribunale, anche alla Corte europea per i diritti dell'uomo. Parola di Nikolai Alekseev, responsabile della manifestazione per l'orgoglio omosessuale.
Il corteo doveva avere luogo da via Myasnitskaya, partendo dalla Posta Centrale siono al pazzale della Lubjanka, sede dei Servizi segreti russi. Dalle 10 alle 12 di sabato 29 maggio. "Faremo ricorso alla Corte distrettuale di Tverskaja, non appena riceviamo una copia scritta della decisione presa dalle autorità" dice Alekseev. "Siamo pronti a informare la Corte europea per i diritti umani" aggiunge sottolineando che "questo è il quinto divieto. Il sindaco di Mosca ha preso decisioni simili nel 2006, 2007, 2008 e 2009. Ogni volta i partecipanti sono stati picchiati e arrestati".
Da Luzhkov in effetti la risposta poteva essere solo una. "Io vieto tali sfilate, e questa decisione è ben pensata" aveva detto giusto un anno fa. "Inoltre, questa non è solo una decisione del sindaco. La nostra società è contro queste manifestazioni". Sottolineando che "una società morale e sana, e respinge tutte queste 'checche'".
L'opposizione ai diritti dei gay è ancora molto diffusa in Russia, dove l'omosessualità è stata depenalizzata solo nel 1993. Gli anni scorsi, i tentativi di Alekseev e compagni si sono sempre tradotti in risse e arresti.

giovedì 20 maggio 2010

Roma Gay Pride: nessun politico al raduno di sabato 3 luglio






 
 
 
 
 
 
 
 
 Il Roma Pride sarà sabato 3 luglio. Gli organizzatori: quest’anno niente inviti ai partiti politici
La comunità lgbtqi (lesbica,gay, bisessuale, trans, queer, intersessuale) scenderà in piazza a Roma per la manifestazione dell’orgoglio gay sabato 3 luglio. E’ questa la data del Roma Pride 2010 che vedrà Roma come tappa conclusiva dei Pride in giro per l’Italia e dopo il Pride nazionale che quest’anno è convocato a Napoli per il 26 giugno. Lo slogan scelto è: ‘Ogni bacio una rivoluzione’. Il percorso sarà comunicato nei prossimi giorni.
Lo rende noto il Coordinamento Roma Pride.
Il Roma Pride 2010 — dicono gli organizzatori — vuole essere non solo un appuntamento per tutta la comunità lgbtqi (lesbica, gay, bisessuale, transessuale, queer, intersessuale), ma la manifestazione di tutti quelli che credono nelle libertà e nella piena uguaglianza dei diritti”. Chiaro poi il messaggio rivolto alla politica: “Il popolo gay è stufo di questa politica incapace di interpretare i nostri diritti. Per questo abbiamo deciso - aggiungono gli organizzatori - di non invitare al Pride i partiti politici. Vogliamo che il Pride sia una festa di orgoglio civile di tutti i cittadini, non una passerella per quella politica che non sa dire nulla sui nostri diritti, se non opporsi o essere inconcludente. Una risposta, quindi, ferma e unitaria da parte di tutta la nostra comunità che vuole mettersi in gioco ed essere protagonista del cambiamento del Paese”.

Tutti contro Simona Ventura (PerSaperlo.blogspot.com)




Qualcosa di strano sta accadendo da qualche tempo e riguarda una delle donne di punta della Rai, Simona Ventura. Supersimo non ha gradito infatti il divieto di presenziare in tivù fatto a Aldo Busi. A più riprese il suo disappunto è stato manifestato nelle trasmissioni da lei condotte. Un diverbio c'è stato anche con Monica Setta, persona, si mormora, gradita ai vertici dell'azienda. Nessuna risposta è però mai arrivata ufficialmente dalla Rai, riguardo Aldo Busi. Ora le notizie si susseguono: a Rai Due sta per arrivare Paola Perego e scoop dell'ultima ora con lei potrebbe sbarcare anche "La Talpa" che presumibilmente sostituirebbe l'Isola dei Famosi. Ora Giorgio Gori, patron di Magnolia che produce il reality, ha più volte ribadito che l'Isola si sarebbe fatta in qualsiasi rete. Quindi viene spntaneo pensare che Simona Ventura e l'Isola potrebbero arrivare a Mediaset. Ma non è finita, perché la Ventura qualche tempo fa dichiarava di avere pronto un programma da condurre nella tivù spagnola, ma secondo i bene informati, così non sarebbe. Scalpore ha suscitato anche la frase pronunciata da Simona durante il Galà dell'Isola: "Sono una donna Rai ed intendo onorare il contratto fino alla fine". Poi a metterci del suo anche Massimo Giletti che ospite a "Quelli che il calcio" ha riferito: ""La Rai dovrebbe salvaguardare una numero uno come te". E così evidentemente non è. La Ventura sembra stia diventando un personaggio scomodo, e a dire il vero raramente è stata vista così arrabbiata come per la cacciata di Aldo Busi. Lei è per la democrazia e dice no ai bavagli, e questo potrebbe non essere piaciuto a qualcuno. Chiaro che si tratta di illazioni, pensieri elaborati seguendo alcuni fatti, ma di sicuro qualcosa sta succedendo e all'apparenza pare si remi contro Simona Ventura. Qualcuno vuole epurare anche lei?

Per la Chiesa è più cristiano opporsi a diritti gay che vivere onestamente (mondoraro.org)


“Oggi appare più cristiano il politico che si oppone al divorzio breve o al riconoscimento delle unioni gay di chi vive con coerenza di esempio e di testimonianza la propria fede. Sembra diventato più cristiano opporsi ai Pacs che non rubare, non mentire, non mancare ai doveri di giustizia”. Così il deputato del PdL Benedetto Della Vedova, con un articolo intitolato ”Settimo non rubare” e pubblicato in contemporanea su FFwebmagazine.it e Libertiamo.it, denuncia il rischio che la Chiesa, attenta solo ai ”valori non negoziabili” dell’agenda biopolitica, abdichi al suo ruolo da protagonista per la crescita di un’etica civile, rispettata e condivisa, volta al bene comune. ”La predicazione politica della Chiesa – prosegue della Vedova – è in larghissima parte centrata sulla morale della vita, della sessualità e del matrimonio e non su virtù (l’onestà, la dedizione, la sincerità, il rispetto, la dignità, il lavoro, l’impegno) che attengono alla dimensione comune della vita e delle relazioni sociali. Questo uso dei temi bioetici e della morale sessuale possono al più nutrire il neo-confessionalismo politico, non divenire la comune frontiera della moralità civile del paese”. Su questo punto Della Vedova chiede che si apra un ”confronto appassionato” all’interno della società italiana e delle forze politiche sensibili ai richiami della Chiesa. ”Io credo – conclude – che cattolici e laici abbiano oggi più ragioni di unione sul piano dell’etica civile che di divisione in uno scontro, che rischia di divenire senza sbocco sui valori non negoziabili”.

Luca era Etero - Parodia della canzone di Povia a Victor Victoria

Povia, a modo suo, tenta di riparare alla mai digerita provocazione della canzone di Sanremo di due anni fa con una parodia. A dire il vero si tratta di una montagna di luoghi comuni, ma è sempre meglio di niente. Resta un ragionevole dubbio se si tratti di un genuino tentativo di sdrammatizzare o di un'ennesima pagliacciata polemica, ma a noi piace pensar bene e il sorriso compiaciuto della Cabello depone a vantaggio della tesi buonista. (nda. notare la posizione maschia di Povia...)

Treviglio, il gay pride divide - L'assessore: non l'avrei fatto qui - Stefano Aresi: Ma il Treviglio Pride non divide, anzi unisce (bergamonews.it)

Il caso - Cittadini e commercianti sono divisi sulla possibilità di una sfilata in stile Gay pride romano, con drag queen sui carri e omosessualità ostentata.

E’ già clima teso a Treviglio in vista del Gay pride in programma il prossimo 3 luglio. A scatenare i “pro” e i “contro” la manifestazione è il corteo colorato che attraverserà le vie del centro. Cittadini e commercianti infatti sono divisi sulla possibilità, a dire il vero non prevista dagli organizzatori, di una sfilata in stile Gay pride romano, con drag queen sui carri e omosessualità ostentata. Perplessità che non nasconde anche l’amministrazione comunale. Le elezioni 2011 sono ormai alle porte e un corteo di questo tenore fa storcere il naso anche a molti elettori di centrosinistra. Soprattutto nella cattolicissima Bergamasca. E' vero, il Comune non può negare il diritto di manifestare. Però l’elettore è abituato a scaricare tutte le responsabilità di quello che avviene sul territorio sugli amministratori. Forse anche per questo motivo, il sindaco Ariella Borghi ha deciso di affidare ogni commento all’assessore alla Cultura Daniela Ciocca. Che, pur parlando a titolo personale, è molto chiara: “Io sarei andato a farlo in un altro paese – commenta -, ma la mia è un’opinione personale. E anche il corteo è una modalità che non condivido. Non è un problema di autorizzazione o meno, quello è un compito della questura. Il movimento gay ha il diritto, sancito dalla Costituzione, di manifestare le proprie idee come ritiene opportuno. Sia ben chiaro: l’amministrazione non ha la libertà di impedire o meno un corteo. Il fatto che il Gay pride si svolga a Treviglio è puramente una dislocazione geografica. Io posso non essere d'accordo con gli organizzatori, ma sono persone serie, che stanno organizzando bene l'evento”. Il Comune però non ha dato il patrocinio a tutta la manifestazione. "Abbiamo scelto alcuni eventi culturali - continua l'assessore Ciocca - come un forum organizzato con l'associazione immagine sospesa".

La polemica - Il portavoce Stefano Aresi sottolinea che la giornata è "organizzata e strutturata proprio per favorire su ogni piano ed in ogni modo un sereno dialogo in merito alle tematiche proposte".
"Ma il Treviglio Pride non divide, anzi unisce"






Il portavoce del Treviglio Pride, Stefano Aresi, interviene sulla giornata organizzata da varie associazioni che, a suo parere, non divide ma unisce la popolazione.

Gentile Redazione,
come portavoce del Treviglio Pride 2010 resto molto stupito nel leggere oggi il vostro articolo "Treviglio, il gay pride divide", accostato, a giustificare le tesi addotte, a "Omofobia a Treviglio? Una messinscena di Canale 5", in cui vengono rese note le dichiarazioni (guarda caso, palesemente omofobe) di un sigolo cittadino - particolarmente avverso al riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali e transessuali - senza alcun contradditorio con terzi o con gli organizzatori dell'evento.
Al di là di questo, ciò che stupisce davvero è che nel vostro articolo si parli di "clima teso": tale clima, al comitato organizzatore, non risulta esistere. Per quanto ci è dato di vivere ogni giorno, infatti, il Pride a Treviglio non divide, ma unisce, anche perché organizzato e strutturato proprio per favorire su ogni piano ed in ogni modo un sereno dialogo in merito alle tematiche proposte.
Le riprove principali dell'inaderenza dell'articolo alla realtà sono per certo le collaborazioni - alcune particolarmente entusiaste - che questo comitato sta ottenendo con le associazioni locali (L'immagine sospesa, Uscita di sicurezza, ecc.), la sottoscrizione del manifesto da parte di non poche realtà aggregative bergamasche e specificatamente trevigliesi (tra cui Nuvole in viaggio, Naviganti e Sognatori, Legambiente, UAAR, La città invisibile, The Game’s Rebels, Spazio Aperto, Collettivo Millepiani, ArciBloom, ecc.), l'adesione di un numero sempre crescente di commercianti (che voi dichiarate "divisi") alle proposte di convenzione, il fatto che i due principali sponsor dell'evento siano proprio esercizi commerciali trevigliesi non legati al cosiddetto "mondo glbt (Gay, Lesbico, Bisessuale, Transessuale)", la serena e dinamica collaborazione con le forze dell'ordine, i costanti contatti che questo comitato sta tenendo con tanti elementi della realtà civile trevigliese (ivi inclusi alcuni enti religiosi), e, per finire, la curiosità, vicinanza e solidarietà che ci vengono costantemente espresse da non pochi cittadini.
Il titolo sensazionalistico da voi proposto presuppone una analisi dello stato della situazione (che dovrebbe essere comprovata da fonti) che pare in feroce contraddizione con tutto quanto abbiamo appena citato. Così come temiamo che le dichiarazioni dell'assessore Ciocca siano state quantomeno fraintese dato che, se l'assessorato avesse davvero in astio la manifestazione, probabilmente non avrebbe provveduto a concedere i patrocinii agli eventi culturali, patrocinii che - sia ben inteso - sono gli unici che questo comitato abbia mai richiesto (ecco il motivo per il quale l'amministrazione comunale di Treviglio non si è mai dovuta porre il problema di estenderli all'intera manifestazione... semplicemente, ribadiamo, non è mai stato richiesto).
Speriamo che la natura un poco raffazzonata dell'articolo da voi pubblicato sia esclusivo frutto di fretta, poiché forse non è chiaro quanto creare un allarme sociale in merito a presunte spaccature e divisioni, laddove si sta lavorando con impegno da più parti per un sereno ed amichevole dialogo, non fa che risultare lesivo, ancora una volta, dell'immagine e della dignità del lavoro di coesione che una manifestazione come il Pride punta a stimolare. Forse, tale leggerezza è segno che, a pochi giorni dalla Giornata Mondiale contro l'Omofobia che ha visto i rappresentanti delle realtà omo e transessuali salire al Quirinale per la prima volta nella storia della Repubblica, ancora molto c'è da fare perché gli argomenti relativi alle rivendicazioni dei diritti del mondo glbt (gay, lesbico, bisessuale, transessuale) e alla nostra rappresentazione sociale vengano trattati con la dovuta delicatezza e competenza professionale.
Cordiali saluti,
Stefano Aresi, portavoce del Treviglio Pride 2010

Nessuna volontà di creare allarme sociale, ma semplice informazione. Quella che Bergamonews, nel silenzio generale, ha sempre dato sulle iniziative delle associazioni gay. Che non tutti siano d'accordo sull'iniziativa, che detto per inciso riteniamo perfettamente legittima, è dimostrato dai commenti che abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere. Stupisce, infine, leggere che per trattare argomenti relativi alla comunità gay occorra la "dovuta delicatezza e competenza professionale". Dopo tante battaglie per l'uguaglianza, adesso servirebbe un giornalismo specializzato? Boh.
c.zap.

Malawi, 14 anni di carcere a coppia gay (corriere.it)

condannati anche ai lavori forzati

Malawi, 14 anni di carcere a coppia gay
«Violato l'ordine della natura»

Si erano sposati con un rito simbolico. Il giudice: «Nessuno segua l'orribile esempio». Loro: «Ci amiamo»



Steven Monjeza, 26 anni, e Tiwonge Chimbalanga, 20
Steven Monjeza, 26 anni, e Tiwonge Chimbalanga, 20
MILANO - Quattordici anni di carcere (la pena massima prevista) e i lavori forzati. Questa la pena che un tribunale del Malawi ha deciso per una coppia di omosessuali, condannata perché riconosciuta colpevole di aver violato «l'ordine della natura». Steven Monjeza, 26 anni, e Tiwonge Chimbalanga, 20, furono arrestati il 27 dicembre scorso a Blantyre con l'accusa di oltraggio al pudore. Due giorni prima si erano uniti in matrimonio con una cerimonia simbolica. Nel motivare la condanna, il giudice Nyakwawa Usiwa Usiwaha accusato la coppia di «esempio orribile». «Vi ho inflitto una pena spaventosa in modo che i figli e le figli del Malawi siano protetti da gente come voi e che nessuno sia tentato di emulare quell'orribile esempio, contrario alla cultura e ai valori religiosi di questo Paese», ha affermato il magistrato.
«CONTINUEREMO AD AMARCI» - Poco prima del pronunciamento della Corte, i due hanno inviato un messaggio dalla prigione, sostenendo di amarsi, secondo quanto ha riferito Peter Tatchell, un attivista gay inglese che dà assistenza ai due. «Io amo molto Steven e se la gente non mi dovesse dare la possibilità di amarlo e di vivere liberamente con lui, allora è meglio che io muoia qui in carcere. La libertà senza di lui non ha significato» ha detto Tiwonge. «Abbiamo fatto un lungo cammino insieme - ha replicato Steven - e anche se le nostre famiglie non sono felici della nostra condizione, non smetterò mai di amare Tiwonge».
L'OMOSESSUALITÀ IN AFRICA - L'arresto della coppia ha suscitato l'indignazione della comunità a difesa dei diritti degli omosessuali e delle organizzazioni impegnate nella lotta all'Aids. Esponenti religiosi del Malawi, tuttavia, hanno approvato l’azione del governo e della magistratura, sottolineando come l’omosessualità costituisca un peccato e l’Occidente non debba utilizzare il suo potere economico per costringere il Paese ad accettarla. L’omosessualità è attualmente illegale in almeno 37 Paesi africani. L'Uganda sta addirittura valutando un inasprimento delle pene che comprenderebbe condanne fino all’ergastolo e condanna a morte per i recidivi.

JAKE GYLLENHAAL: "UN FILM-VIDEOGIOCO MOLTO SHAKESPERIANO" (di la Repubblica)


Brokeback mountains lo ha consacrato tra gli attori hollywoodiani più impegnati della sua generazione oltre a fargli guadagnare un Oscar come miglior non protagonista nel 2006. Reputazione che ha pienamente confermato apparendo in altri film indipendenti di valore come Jarhead, Zodiac, Rendition e Brothers. Ma quando Mark Newell lo ha chiamato per affiancare la ex-bond girl Gemma Arterton (Tamina) e Ben Kingsley (Nizam) nel nuovo film d´avventura della Disney, Il principe di Persia: la sabbia del tempo, Jake Gyllenhaal non ha esitato a farsi crescere capelli e muscoli per entrare nella parte di un aitante eroe d´altri tempi (Dastan) che combatte forze nemiche per salvare il suo regno dalla distruzione. Tratto dall´omonimo videogame, il film è girato in Marocco, con molti personaggi computerizzati, ed è costato duecento milioni di dollari.

Anche lei si è lasciato lusingare dai mega-blockbuster, come mai questa scelta di interpretare l´eroe di un videogame?

«Già anche io. Dopo tanti film impegnati, mi sono detto: "ho appena trent´anni, ho voglia di divertirmi e di prendermi meno sul serio". E poi chi non sogna da ragazzino d´interpretare l´eroe di un film d´azione? Sono cresciuto con Indiana Jones, ET, Guerre Stellari. A otto anni sognavo di essere Indiana. Se da bambino mi avessero detto che un giorno avrei interpretato un eroe in un film d´avventura, sarei letteralmente impazzito dalla felicità».

Ma la preparazione tecnica non deve essere stata così facile...

«È stato il film in assoluto più impegnativo che abbia mai girato dal punto di vista tecnico. Mi sono sottoposto a tre mesi di training. Ho addirittura imparato a camminare sui muri. Chi l´avrebbe mai detto che avrei fatto tante acrobazie in un film. In una mega produzione come questa, si arriva a girare la stessa scena per più di una settimana. Il rischio è di perdere la freschezza e la spontaneità, ma mi sono divertito. La maggior parte delle stunts le ho girate io...».

È vero che si è impegnato a girare anche il sequel? Non teme il rischio di essere identificato con questo ruolo?

«Dopo aver interpretato la parte di un gay in Brokeback mountains a 25 anni, professionalmente non ho più paura di nulla. Il rischio di essere identificato con quel ruolo era molto maggiore».

Lei è cresciuto a video games?

«Ne ho subito il fascino, ma mai in modo ossessivo, sono cresciuto soprattutto guardando film. L´universo dei video games è cambiato enormemente dagli inizi. Il confine che separa queste due forme di intrattenimento è sempre meno marcato. Il cinema utilizza molte tecniche tipiche dei videogames, e i videogames diventano sempre più cinematografici nella narrazione».

Ben Kingsley, ha detto che la trama del film è molto shakespeariana. Concorda?

«Sir Ben, come ama farsi chiamare, ha perfettamente ragione. Ci sono tutti i valori dell´universo shakespeariano: il senso del divino, l´avidità, il tradimento familiare e il coraggio dell´eroe nello sfidare il suo destino. I riferimenti a Riccardo III e a King Lear sono molto forti. I personaggi sono divorati dal senso del dubbio e dalla paura. Ben poi ha portato sul set un senso di teatralità pura e assoluta e allo stesso tempo quella capacità di tornare bambini, attingendo alle emozioni più profonde, che ha influenzato tutti noi».

Dopo tante scene d´azione, in cosa la rivedremo prossimamente?

«In Love and other drugs. Sarò un venditore di prodotti farmaceutici che facilitano le prestazioni sessuali maschili. Una commedia con un risvolto romantico. Niente muscoli, capelli lunghi o camminate sui muri, solo tanto Viagra».

mercoledì 19 maggio 2010

Un registro delle unioni di fatto a Cavallermaggiore (CN)

Un registro delle unioni di fatto a Cavallermaggiore (CN)

Approvato stasera il primo registro delle unioni di fatto
nel territorio della provincia di Cuneo
Il Comitato Provinciale Arcigay "Figli della luna" di Cuneo plaude l’approvazione nell’ultimo consiglio comunale di Cavallermaggiore del primo istituto nella provincia di Cuneo per la registrazione e il riconoscimento, per ora solo simbolico delle coppie omosessuali. “Si tratta di un’iniziativa” dichiara il sindaco Michele Baravalle  “che pone il comune all’avanguardia e ne fa un modello per tutta la Granda”.
La mozione, resa possibile dal grande impegno personale del consigliere Enrico Dabbene, istituisce all’ufficio anagrafe uno specifico registro delle convivenze di fatto, omosessuali e non, al fine di riconoscere almeno simbolicamente il valore che il comune di Cavallermaggiore attribuisce a tali unioni.
Importante il contributo del pubblico, numeroso in sala a sostenere il documento, fortemente voluto da una parte della cittadinanza.
“È un ottimo segnale di come la società civile e la politica dal basso si dimostrino ancora una volta ben più avanti del Parlamento Italiano.” conclude il presidente del Comitato Provinciale Arcigay cuneese, Emanuele Sigismondi.
Per maggiori informazioni e per i passati comunicati stampa è possibile  visitare l’indirizzo http://www.arcigaycuneo.it/portale/documenti

Ufficio Stampa
Comitato Provinciale Arcigay "Figli della Luna" Cuneo
tel. 392.0411448 mail. stampa@arcigaycuneo.it
sito web www.arcigaycuneo.it

Decreto salva nazisti. Il governo cancella il risarcimento alle vittime (dazebao.org)


















ROMA - Per decreto legge. Con un atto dettato da chissà quale urgenza, il governo Berlusconi - per tenere buona la Merkel (con la precarietà dei nostri conti pubblici non si sa mai) - decide di cancellare il diritto al risarcimento dei superstiti e dei familiari delle vittime delle rappresaglie naziste degli ultimi anni di guerra e dei deportati nei campi di lavoro in Germania.
Infatti, con il decreto legge 63 firmato il 28 aprile da Silvio Berlusconi, di concerto con il ministro guardasigilli, Angelino Alfano e con il capo della diplomazia, Franco Frattini, il governo italiano passa un colpo di spugna sul diritto delle vittime di ottenere i risarcimenti dovuti dalla Germania ritenuta - da più sentenze di Tribunali: civili e militari - responsabile civile degli efferati eccidi compiuti dall’esercito regolare del Reich e dalle SS.
Una vera e propria beffa, dunque, per chi ha perso un parente nell’eccidio di Civitella (29 giugno ‘44 per mano della divisione Herman Goering morirono 244 persone) e per quelli di Distomo, in Grecia (10 giugno ‘44: le SS massacrarono 218 persone tra cui 34 bambini) a cui la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza del 21 ottobre 2008, aveva riconosciuto il titolo ad un risarcimento “per danni morali” per complessivi 50 milioni di euro.
Una beffa, ancor più grave - se possibile - per gli oltre 200 deportati nei campi di lavoro in Germania che in quasi cinquanta processi (in corso) hanno accumulato richieste di risarcimento per oltre 20 milioni di euro.
Tutto finito, tutto bloccato. Anche i titoli già azionati grazie al pronunciamento della Corte d’Appello di Firenze che - il 25 novembre 2008 - riferendosi ad una sentenza del ’92 con cui la Corte Costituzionale stabiliva che “uno Stato responsabile di crimini di guerra, pure se commessi in altri paesi, poteva essere sottoposto a rispondere in Italia, con i beni che vi possiede”, respingeva il ricorso dei governi italiano e tedesco e confermava l’ipoteca emessa su Villa Vigoni, un immobile sul lago di Como - sede del centro studi italo-tedesco - di proprietà della Repubblica Federale Tedesca.
Insomma, tutto stoppato dal decreto “salva nazisti” - composto da appena tre commi - che “per mettere fine alle tensioni nei rapporti internazionali” sospende, con il primo comma, “l’efficacia, dei titoli esecutivi nei confronti di Stati esteri nel caso sia pendente un giudizio dinanzi alla Corte di giustizia internazionale”. Probabilmente è solo un caso ma la Germania, appunto, ha chiesto ai giudici dell’Aja di sospendere il pignoramento dei beni individuati per risarcire le stragi del giugno ‘44.
Ma di più, come è solito fare questo Governo, il secondo e il terzo comma vanno oltre e sanciscono da un lato la non proposizione e la sospensione “dei procedimenti esecutivi e/o conservativi basati sui titoli la cui efficacia è sospesa ai sensi del comma 1” e, dall’altro, l’applicazione della sospensione “anche ai procedimenti in corso ed ai titoli esecutivi perfezionati alla data di entrata in vigore del presente decreto”.
Fatto! Rien ne va plus, les jeux sont faits! Tutto fermo fino alla sentenza della corte dell’Aja a cui la Germania ha chiesto - non essendo proponibile il ricorso contro la sentenza della Cassazione - di dichiarare illegittimo l’ordine di pagamento sostenendo che il comportamento sovrano degli stati è protetto dalla cosiddetta “immunità statale” e che se non fosse così ci sarebbe una “incertezza globale sulla posizione legale” degli Stati.
Un concetto questo, su cui sembra concordare - in modo alquanto schizofrenico - il Governo italiano che, mentre continua a pagare pagare (giustamente) i danni dei crimini commessi dall’Italia fascista in Libia, nella relazione al provvedimento, invece, evidenzia come: “i provvedimenti esecutivi, adottati in pendenza di un giudizio sulla legittimazione dello Stato all’azione presso un organismo sopra nazionale, da un lato hanno una profonda ricaduta sul piano delle relazioni internazionali e dall’altro ingenerano delle legittime aspettative degli attori destinate ad estinguersi in caso di sentenza favorevole all’istanza dello stato estero o dell’organismo internazionale”.
Come a dire: non solo ci fate litigare con i tedeschi ma, se la Germania ha ragione i soldi vanno resi”.
Intanto, il decreto è al vaglio della III Commissione (esteri) della Camera per la conversione, ma i problemi sono subito venuti al pettine - primo tra tutti la legittimità dell’urgenza - tanto che il termine per la presentazione degli emendamenti e il voto sono già slittati alla settimana prossima. mentre l’opposizione, con il capogruppo del PD, Francesco Tempestini, chiede al governo di “fare chiarezza su almeno due punti”.
In primo luogo in relazione ai lager e alle stragi “perché - dice Tempestini - così blocchiamo tutti i ricorsi, anche quelli futuri”. In secondo luogo perché il decreto fa un clamoroso autogol. “Prendiamo, per esempio, - afferma ancora il capo gruppo PD - il caso di un Paese straniero che come l’Argentina dichiara bancarotta: blocchiamo i risarcimenti in favore dei cittadini italiani che hanno i suoi titoli di Stato?”.
Sulle responsabilità dei due governi, invece, interviene il capogruppo PD in commissione politiche Ue, Sandro Gozi che, evidenziando come il governo italiano faccia “correre un rischio gravissimo alle vittime del nazismo lasciandole senza tutela” esprime sconcerto “in quanto - dice - è sorprendente come due paesi uniti in Europa non riescano a trovare soluzioni migliori”.

Fonte: http://www.dazebao.org

PORTOGALLO: PRESIDENTE RATIFICA LEGGE MATRIMONI OMOSESSUALI (ANSA)

(ANSAmed) - MADRID - Il presidente del Portogallo, Anibal Cavaco Silva, ha annunciato oggi l'approvazione della legge che consente i matrimoni civili fra coppie omosessuali. In un comunicato della presidenza, citato dal quotidiano Publico, Cavaco Silva ha sottolineato di aver firmato la legge per ''non aumentare la tensione nella situazione'' economica ''cosi' drammatica che soffre il Paese''. La riforma, approvata a febbraio, era in attesa della ratifica da parte del presidente portoghese, per entrare in vigore. Cavaco Silva si era gia' pronunciato contro la denominazione di matrimonio per le unioni civili fra coppie omosessuali. Nella nota diffusa oggi, si sottolinea che ''solo in sette Paesi nel mondo si chiama matrimonio questo tipo di unioni e solo in quattro dei 27 membri dell'Unione europea''. (ANSAmed).

Fiorito e bellissimo

Oggi ho fotografato il mio nuovo ulivo perché sta fiorendo ed è bellissimo...



Gabriele D'AnnunzioAlcyone
L'ULIVO

Laudato sia l'ulivo nel mattino!
Una ghirlanda semplice, una bianca
tunica, una preghiera armoniosa
a noi son festa.

Chiaro leggero è l'arbore nell'aria
E perché l'imo cor la sua bellezza
ci tocchi, tu non sai, noi non sappiamo,
non sa l'ulivo.

Esili foglie, magri rami, cavo
tronco, distorte barbe, piccol frutto,
ecco, e un nume ineffabile risplende
nel suo pallore!

O sorella, comandano gli Ellèni
quando piantar vuolsi l'ulivo, o côrre,
che 'l facciano i fanciulli della terra
vergini e mondi,

imperocché la castitate sia
prelata di quell'arbore palladio
e assai gli noccia mano impura e tristo
alito il perda.

Tu nel tuo sonno hai valicato l'acque
lustrali, inceduto hai su l'asfodelo
senza piegarlo; e degna al casto ulivo
ora t'appressi.

Biancovestita come la Vittoria,
alto raccolta intorno al capo il crine,
premendo con piede àlacre la gleba,
a lui t'appressi.

L'aura move la tunica fluente
che numerosa ferve, come schiume
su la marina cui l'ulivo arride
senza vederla.

Nuda le braccia come la Vittoria,
sul flessibile sandalo ti levi
a giugnere il men folto ramoscello
per la ghirlanda.

Tenue serto a noi,di poca fronda,
è bastevole: tal che d'alcun peso
non gravi i bei pensieri mattutini
e d'alcuna ombra.

O dolce Luce, gioventù dell'aria,
giustizia incorruttibile, divina
nudità delle cose, o Animatrice,
in noi discendi!

Tocca l'anima nostra come tocchi
il casto ulivo in tutte le sue foglie;
e non sia parte in lei che tu non veda,
Onniveggente!
(Romena, 20 luglio 1902)

lunedì 17 maggio 2010

Omofobia/Napolitano: Causa generale,di fondamento costituzionale "Non riguarda soltanto le associazioni omosessuali" (apcom)






















Roma, 17 mag. (Fonte Apcom) - Per il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la lotta all'omofobia e il riconoscimento della parità tra gay ed eterosessuali "non è soltanto la causa delle Associazioni degli omosessuali, così come la causa dei diritti delle donne non è solo la causa delle associazioni delle donne. E' una causa comune, è una causa generale, è una questione di principio, è una questione di fondamento costituzionale". Lo ha detto questa mattina, durante nell'incontro al Quirinale per la VI Giornata internazionale contro l'omofobia. "Ho molto apprezzato - sono state le parole del Capo dello Stato - quello che il Ministro ci ha detto circa i progressi che si stanno realizzando anche nel delicatissimo campo della lotta contro l'omofobia. E' indubbio che si debba avere un adeguamento delle normative per superare discriminazioni, per sanzionare violenze ed anche per affrontare con tutta la libertà, e sapendo che si tratta di un tema controverso, il tema dei riconoscimenti da dare. Su ciò si discute nel Parlamento, non so quanto si sia vicini o lontani da soluzioni che mi auguro sempre siano soluzioni condivise. Nello stesso tempo - ha concluso il Presidente Napolitano - appare chiaro che c'è una stretta interconnessione e influenza reciproca tra ciò che cambia nelle norme e ciò che può cambiare nella cultura e nel costume".

Omosessualità e centrodestra (nuovasocieta.it)

Omosessualità e centrodestra

di Paolo Fallico
Non c'è la minima nota di indecisione nella voce di Davide Betti, consigliere comunale a Collegno e coordinatore per la regione Piemonte di Gaylib, l'associazione dei gay liberali e di centro-destra, quando attacca Vaticano e sinistra partitica: "Le alte gerarchie vaticane considerano ancora l'omosessualità peccaminosa, o una patologia; parte della chiesa cattolica nega ai gay l'eucarestia e l'estrema unzione, dimenticando di essere cristiana. Lo dico con amarezza perché sono credente, cristiano pentecostale. La sinistra, da parte sua, ha sempre illuso il mondo LGBT (lesbiche-gay-bisessuali-transessuali), senza fare mai nulla di concreto".
Il "manifesto politico" dell'associazione si articola in alcuni punti caratterizzanti. A differenza del mondo cattolico, ma in accordo con quanto affermato dai gruppi lgbt di sinistra, Gaylib sostiene che la coppia omosessuale è una famiglia e si fonda sugli stessi principi di solidarietà ed amore di tutte le famiglie. Meno favorevole è il giudizio sui Pacs (patti civili di solidarietà) o le unioni civili, ritenuti istituti ad hoc per persone di serie B. Betti ritiene, inoltre, che le coppie omosessuali possano adottare un minore, perché sono in grado di dargli amore come i genitori eterosessuali.
Secondo ricerche note all'associazione, i gay dichiarati sono oltre il 10% della popolazione italiana, quasi 7.000.000, il 38% dei quali vota per i partiti della destra. Ma lo sforzo principale di Gaylib è sensibilizzare il centrodestra al riconoscimento dei diritti delle persone omoaffettive, formulando proposte alternative a quelle della sinistra e la costruzione di una destra laica e libertaria, come afferma il segretario nazionale Gaylib Daniele Priori, senza tuttavia escludere iniziative di lotta comuni in seno al mondo lgbt.
Per Betti, i ministri Sandro Bondi e Mara Carfagna, con il presidente della Camera Gianfranco Fini, si sono fatti paladini dei diritti delle coppie gay; questo viene anche ribadito da Enrico Oliari, presidente nazionale Gaylib; insomma gli omosessuali liberali e di centrodestra sono convinti che la componente parlamentare e governativa dell'area Pdl sia in grado di portare l'Italia al passo con l'Unione Europea in materia di diritti civili. Altro discorso per quanto riguarda la Lega Nord, che non ha mai mostrato alcuna sensibilità ed attenzione alle istanze del popolo lgbt.
Secondo Gaylib i gay pride sono fondamentalmente delle manifestazioni sindacali e, comunque, un momento di rivendicazione di diritti e di proposizione fattiva delle tematiche care alla minoranza omosessuale nel suo complesso (compresa per esempio l'associazione Armi che riunisce i gruppi lgbt di polizia, carabinieri e forze armate, fondata a Torino da Luana Zagara, funzionario di polizia e coordinatrice Gaylib per la regione Veneto). "Deve essere invece essere esclusa dai gay pride ogni forma di provocazione autoreferenziale e gli atteggiamenti indecorosi e volgari che non fanno altro che produrre un'immagine distorta ed impopolare del mondo omosessuale" dice ancora Betti, ed aggiunge con durezza: "esistono già in Italia forti pregiudizi, che talvolta sfociano nell'omofobia, figlia della barbarie dell'intolleranza". Il coordinatore piemontese di Gaylib, con amarezza, ricorda le persecuzioni di cui sono vittime gli omosessuali nei paesi arabi, nell'Africa nera e nel nordest europeo. Le sue considerazioni, tuttavia, riportano poi il discorso all'Italia, dove, secondo Betti, esiste ancora uno strisciante pregiudizio verso l'arcipelago culturale lgbt. Fa riferimento al caso Marrazzo, l'ex governatore del Lazio, politicamente distrutto a causa dei suoi incontri con transessuali.
Betti torna ad attaccare la sinistra partitica, secondo lui responsabile dell'affossamento, in Parlamento, della proposta di legge contro l'omofobia presentata dall'onorevole Paola Concia (PD), che non ha superato lo scoglio della pregiudiziale di incostituzionalità avanzata dall'Udc. In realtà la maggioranza (tranne una pattuglia di finiani) ha votato l'incostituzionalità del provvedimento, dopo essere stata battuta sul tentativo di rinviare tutto in commissione. La pregiudiziale di incostituzionalità dell'Udc ha ricevuto 285 voti favorevoli, 222 contrari e 13 astenuti, suscitando uno strascico di polemiche tra maggioranza ed opposizione.
Ma, al di là del duello tra le forze politiche, ed in attesa che prosegua l'iter del DDL presentato da Brunetta e Rotondi, rimane l'amarezza per la preziosa occasione perduta dal Paese di dotarsi di una legge seria contro l'omofobia e la transfobia, relegando l'Italia, con Malta, Cipro e Grecia, ai margini del consesso delle nazioni che appartengono al mondo civile. Staremo a vedere.

Il mistero della relazione proibita del carabiniere gay di Genova si infittisce

Rimango un bel po' stupito dal resoconto che Federico Casabella fa su il Giornale delle ultime notizie sul caso del carabiniere di Genova. Il suo articolo spiega minuziosamente come la motivazione addotta dall'Arma fosse difforme da quella del militare e implicasse non il suo orientamento omosessuale ma una sua mancanza al codice etico dei Carabinieri. Nella fattispecie il peccato era stato quello di intrattenere una relazione (consenziente) con un quindicenne, comportamento sanzionato dal codice etico dell'Arma ma non dalla legge penale e quindi non riconosciuto dal TAR come motivo di riassegnamento. Oltretutto, non è chiaro come mai il militare sia stato denunciato in una regione del sud quando il provvedimento disciplinare faceva intuire che la condotta disdicevole fosse stata tenuta a Genova, da cui avrebbe dovuto essere allontanato per evitare la reiterazione e il pericolo del contatto col pubblico (paura di contagio frocio?). Di seguito l'articolo de il Giornale.

La relazione proibita del carabiniere gay

Genova - Aveva fatto credere che il suo trasferimento da Genova a Torino fosse conseguenza del suo orientamento sessuale. In sua difesa era sceso anche l’Arcigay, mentre il Tar della Liguria aveva disposto la revoca dello spostamento di ruolo e competenze (oltre che di sede) facendolo ritornare alla stazione del ponente ligure dove prestava servizio in precedenza. In realtà il carabiniere di 31 anni, balzato agli onori della cronaca per essere stato trasferito perché gay, era stato denunciato dai genitori di un ragazzino di 15 anni con il quale aveva una relazione. Ed è stato proprio per effetto di quella querela che l’Arma ne dispose lo spostamento spiegando, nell’atto di trasferimento, che il suo cambio di sede sarebbe stato conseguenza dell’incompatibilità dell’impiego del militare in un lavoro di stazione perché a contatto con il pubblico. Era stato giudicato più idoneo per un posto all’interno del reparto mobile, non legato al contatto quotidiano con la gente, «ed è questo il motivo per il quale venne disposto il suo trasferimento dalla Liguria al Piemonte» fanno filtrare ambienti dell’Arma dei carabinieri.
Dopo il ricorso del militare anche alcuni suoi colleghi di stazione avevano deciso di testimoniargli la propria solidarietà con un documento, utilizzato anche durante il dibattimento davanti al Tar, per dimostrare la serietà sempre espressa durante il lavoro. Una vicenda che nei giorni scorsi alcuni organi di stampa locale a Genova avevano amplificato come scelta dovuta all’omosessualità del carabiniere che sarebbe stato punito per essere stato visto dai superiori mentre scambiava comportamenti affettuosi con il proprio compagno al di fuori di orari ed ambiente di lavoro.
Ieri, dopo due giorni di stretto riserbo, l’Arma dei carabinieri ha preferito chiarire la vicenda spiegando il perché di quello spostamento di sede. La denuncia contro il trentunenne era stata registrata alla fine dello scorso anno ad un comando dell’Italia meridionale e finì con l’archiviazione del procedimento perché, nonostante la relazione fosse stata accertata, il minore era consenziente e la legge punisce solo chi abbia relazioni con minori di 14 anni (la cosiddetta violenza sessuale presunta).
Ma tutte le accuse legate all’orientamento sessuale del militare sono state seccamente smentite dai carabinieri che hanno spiegato come, invece, il trasferimento dell’uomo fosse conseguenza del suo comportamento fortemente rilevante dal punto di vista disciplinare: «Sarebbe stato punito anche se - fanno sapere dall’Arma - avesse intrattenuto una relazione con una ragazza minorenne». Il comportamento dell’uomo, infatti, non ha mantenuto i canoni stabiliti dalle regole disciplinari imposti ai carabinieri e il trasferimento è quindi una inevitabile conseguenza.

Giornata mondiale contro l'Omofobia: ''A Firenze siamo tutti gay'' (notiziarioitaliano.it - Toscana)

Ecco la provocazione di Ornella De Zordo
Giornata mondiale contro l'Omofobia: ''A Firenze siamo tutti gay''
Giornata mondiale contro l'Omofobia: ''A Firenze siamo tutti gay''
FIRENZE - Questo l’intervento della capogruppo di perUnaltracittà Ornella De Zordo. “Nella giornata mondiale contro l’omofobia - promossa dall'Unione Europea per il 17 maggio come International Day Against Homophobia - soprattutto chi siede nelle istituzioni ha il dovere, almeno in questo giorno, di pensare a cosa voglia dire essere gay, lesbiche o transgender nella nostra città.
Chiediamoci se Firenze è una città che accoglie oppure ancora discrimina persone con preferenze sessuali ritenute "non conformi", se le lascia sole a essere picchiate per la strada oppure no.
Domandiamoci se abbiamo lavorato perché una corretta informazione entri in tutte le famiglie, nelle scuole, nella sanità, nelle istituzioni tutte.
Oppure ci siamo anche noi resi complici dell’ignoranza e della violenza, fisica e psicologica, che invece di allontanarsi sta tornando. Se ci siamo preoccupati di investire soldi e cultura perché un giorno i nostri figli e le nostre figlie omosessuali e transgender possano vivere serenamente le loro scelte, dentro una città che li riconosce, li rispetta e li protegge. Se abbiamo concretamente sostenuto il lavoro delle associazioni che di questo da anni si occupano a Firenze, rendendola più civile con le loro campagne politiche e con le loro iniziative culturali. Oggi siamo tutti/e gay, lesbiche e transgender. Non è una provocazione: è solo un modo per costruire una città migliore”.

(Foto dalla rete)
17/05/10 12:19
Jacopo Di Bonito

OMOFOBIA, ALFANO (IDV): "LE ISTITUZIONI ITALIANE NON GARANTISCONO I DIRITTI DEI GAY"

Palermo, 17. Mag. "I diritti dei gay nel nostro Paese sono ancora un'utopia. Le istituzioni italiane sono del tutto insensibili al problema omofobia che, in questo momento, a seguito delle ripetute aggressioni verificatesi negli ultimi tempi a danno di numerosi omosessuali, dovrebbe essere uno dei temi principali dell'agenda politica italiana". Lo afferma Sonia Alfano (IdV), membro della Commissione per le libertà civili al Parlamento europeo, in occasione della 'Giornata mondiale contro l'omofobia'.
"Il nostro Governo è talmente indifferente che ho presentato, insieme ad altri colleghi dell'Alde, un'interrogazione al Parlamento europeo. Il Parlamento italiano ha giudicato incostituzionale una legge che aveva lo scopo di allineare le pene per il reato di omofobia a quelle previste per gli atti di razzismo e xenofobia affermando che 'il progetto di legge viola la costituzione italiana, dal momento che il concetto di orientamento sessuale potrebbe essere interpretato di modo che comprenda la pedofilia, la zoofilia, il sadismo, la necrofilia e il masochismo' -sottolinea Sonia Alfano- ma sappiamo che il concetto di tendenza sessuale ai sensi della direttiva europea 2000/78 non contempla fenomeni quali pedofilia, incesto o altro e ovviamente non li assimila in alcun modo all'omosessualità".

Ufficio Stampa On. Sonia Alfano

domenica 16 maggio 2010

Consigliere leghista: "I gay sono culattoni". Scoppia la bufera in Provincia (Il mattino di Padova)

Pietro Giovannoni, che è anche presidente del Consiglio comunale di Vigonza, si lascia scappare l’espressione mentre spiega il suo voto contrario alla mozione sull’omofobia. Poi si scusa: "Non scherziamo, non avevo alcuna intenzione di offendere. Il tono era scherzoso" di Enrico Albertini PADOVA. «Culattoni e lesbiche». Per amor di eufemismo, un modo un po’ colorito di dipingere il mondo omosessuale. Soprattutto se a farlo è un consigliere provinciale, durante una discussione in aula, il fatto non può passare inosservato. «Non scherziamo, non avevo nessuna intenzione di offendere». Sembra sereno il giorno dopo Pietro Giovannoni, consigliere della Lega Nord-Liga Veneta (e presidente del consiglio comunale di Vigonza), che si è lasciato scappare l’espressione succitata mentre spiegava il suo voto contrario alla mozione sull’omofobia. «Mi spiace: io parlo spesso a braccio, e negli interventi me piase dir qualche parola in veneto, ecco». Giovannoni specifica: «Il tono era scherzoso, non volevo suscitare reazioni. Ho amici nel Pd a Vigonza che riderebbero se pensassero che io avessi voluto mancare di rispetto a qualcuno». Franco Nibale, dell’Idv, ricorda: «Giovannoni ha detto quelle parole senza enfasi. Rimane però una cosa inaccettabile». L’alfiere leghista promette che non riaccadrà: «Eviterò di usare questi termini, era solo un modo di sintetizzare l’universo non eterosessuale. Il mio è lo stile di leghisti come Gobbo, Gentilini: un po’ il nostro modo di parlare». Giovannoni può contare su un precursore illustre, quel Vittorio Sgarbi che non esitò a dare dei «culattoni raccomandati» al Trio Medusa delle «Iene». Una reprimenda a suo modo «memorabile», ma che non ha di certo sdoganato il termine. Sul fatto che il problema dell’omofobia non sia all’ordine del giorno Giovannoni ricorda come «esiste da sempre una categoria di non eterosessuali, sono completamente accettati: fanno carriera nelle aziende, nelle industrie, nel mondo della cultura, anche alla Rai». Ma il tema della discriminazione degli omosessuali rimane attuale, come dicono i 15 omicidi e le 71 aggressioni che hanno avuto movente omofobo nel 2009. (15 maggio 2010)

Carabiniere trasferito perche' e' gay (ANSA)

Il Tar della Liguria gli da' ragione

15 maggio, 14:37
(ANSA) - GENOVA, 15 MAG - Un carabiniere trasferito perche' il suo orientamento sessuale poteva creare imbarazzo ai colleghi ha avuto ragione dal Tar della Liguria. Lo riporta oggi il Secolo XIX. Il militare,trasferito da Genova a Torino,ha avuto la possibilita' di tornare in servizio nel ponente genovese. Il Tar ha emesso una sentenza breve gia' valida e quindi definitiva.
Il suo avvocato ha sottolineato che lo spostamento con quei motivi avrebbe potuto creare imbarazzo al carabiniere.