venerdì 15 aprile 2011
FUS: Moratti non ha vergogna!
giovedì 14 aprile 2011
Caro Sindaco, si vergogni!
L'inquietante grido di allarme di Alberto Asor Rosa: "Non c'è più tempo"... che ne pensate?
Alberto Asor Rosa: "Non c'è più tempo"
Le democrazie, se collassano, non collassano sempre per le stesse ragioni e con i medesimi modi. Il tempo, poi, ne inventa sempre di nuove, e l'Italia, come si sa e come si torna oggi a vedere, è fervida incubatrice di tali mortifere esperienze. Oggi in Italia accade di nuovo perché un gruppo affaristico-delinquenziale ha preso il potere (si pensi a cosa ha significato non affrontare il «conflitto di interessi» quando si poteva!) e può contare oggi su di una maggioranza parlamentare corrotta al punto che sarebbe disposta a votare che gli asini volano se il Capo glielo chiedesse. I mezzi del Capo sono in ogni caso di tali dimensioni da allargare ogni giorno l'area della corruzione, al centro come in periferia: l'anormalità della situazione è tale che rebus sic stantibus, i margini del consenso alla lobby affaristico-delinquenziale all'interno delle istituzioni parlamentari, invece di diminuire, come sarebbe lecito aspettarsi, aumentano.
E' stata fatta la prova di arrestare il degrado democratico per la via parlamentare, e si è visto che è fallita (aumentando anche con questa esperienza vertiginosamente i rischi del degrado). La situazione, dunque, è più complessa e difficile, anche se apparentemente meno tragica: si potrebbe dire che oggi la democrazia in Italia si dissolve per via democratica, il tarlo è dentro, non fuori. Se le cose stanno così, la domanda è: cosa si fa in un caso del genere, in cui la democrazia si annulla da sè invece che per una brutale spinta esterna? Di sicuro l'alternativa che si presenta è: o si lascia che le cose vadano per il loro verso onde garantire il rispetto formale delle regole democratiche (per es., l'esistenza di una maggioranza parlamentare tetragona a ogni dubbio e disponibile ad ogni vergogna e ogni malaffare); oppure si preferisce incidere il bubbone, nel rispetto dei valori democratici superiori (ripeto: lo Stato di diritto, la separazione dei poteri, la difesa e la tutela del «pubblico» in tutte le sue forme, la prospettiva, che deve restare sempre presente, dell'alternanza di governo), chiudendo di forza questa fase esattamente allo scopo di aprirne subito dopo un'altra tutta diversa.
Io non avrei dubbi: è arrivato in Italia quel momento fatale in cui, se non si arresta il processo e si torna indietro, non resta che correre senza più rimedi né ostacoli verso il precipizio. Come?
Dico subito che mi sembrerebbe incongrua una prova di forza dal basso, per la quale non esistono le condizioni, o, ammesso che esistano, porterebbero a esiti catastrofici. Certo, la pressione della parte sana del paese è una fattore indispensabile del processo, ma, come gli ultimi mesi hanno abbondantemente dimostrato, non sufficiente. Ciò cui io penso è invece una prova di forza che, con l'autorevolezza e le ragioni inconfutabili che promanano dalla difesa dei capisaldi irrinunciabili del sistema repubblicano, scenda dall'alto, instaura quello che io definirei un normale «stato d'emergenza», si avvale, più che di manifestanti generosi, dei Carabinieri e della Polizia di Stato congela le Camere, sospende tutte le immunità parlamentari, restituisce alla magistratura le sue possibilità e capacità di azione, stabilisce d'autorità nuove regole elettorali, rimuove, risolvendo per sempre il conflitto d'interessi, le cause di affermazione e di sopravvivenza della lobby affaristico-delinquenziale, e avvalendosi anche del prevedibile, anzi prevedibilissimo appoggio europeo, restituisce l'Italia alla sua più profonda vocazione democratica, facendo approdare il paese ad una grande, seria, onesta e, soprattutto, alla pari consultazione elettorale.
Insomma: la democrazia si salva, anche forzandone le regole. Le ultime occasioni per evitare che la storia si ripeta stanno rapidamente sfumando. Se non saranno colte, la storia si ripeterà. E se si ripeterà, non ci resterà che dolercene. Ma in questo genere di cose, ci se ne può dolere, solo quando ormai è diventato inutile farlo. Dio non voglia che, quando fra due o tre anni lo sapremo con definitiva certezza (insomma: l'Italia del '24, la Germania del febbraio '33), non ci resti che dolercene.
Alberto Asor Rosa
Il Manifesto 13 aprile 2011
contraddizioni
Renzi censura Toscani
Se un etero guida Arcigay
lunedì 11 aprile 2011
L'Italia si chiama fuori dall'Europa e nessuno dice beh!
Pare che solo la Marcegaglia sia rimasta con la barra dritta a rivendicare i diritti della ricca borghesia industriale, peraltro totalmente sola e inascoltata.
I sindacati sono tutti impegnati a trattare con Marchionne sulla pelle della piccola borghesia e tutti gli altri, compresi i precari, i disoccupati, quelli che vanno a mangiare al convitto dei poveri, stanno lì, rincoglioniti, a seguire i predellini del berlusca, chi per osannarlo, chi per vedere se scivola e si rompe la testa, ma la sostanza non cambia, purtroppo.
NEL TUO VECCHIO PC C'E' UN TESORO!
sabato 9 aprile 2011
venerdì 8 aprile 2011
Perché mi candido al Consiglio di Zona 4 e al Consiglio Comunale di Milano (Italia dei Valori - Di Pietro)
AMARE
MILANO!Abramo Lincoln sull'ipocrisia e le menzogne
lunedì 4 aprile 2011
Mediatrade, la requisitoria del pm "Prezzi gonfiati, dietro c'era Berlusconi" da Repubblica.it
Movida in crisi, sos dei locali "Calo anche del 50 per cento" - Milano - Repubblica.it
L'appello dei gestori: "Il Comune ci ascolti". All'Arco della Pace finisce sotto accusa la Ztl
Corso Como e il Ticinese sono sempre più schiacciati dal traffico selvaggio e dallo spaccio
di TIZIANA DE GIORGIO I locali si preparano a riaprire i battenti alla movida estiva. Ma dalle zone più calde del divertimento notturno arriva l’ultimo appello al Comune, dopo un inverno nero per la crisi. A chiedere un intervento immediato di Palazzo Marino ci sono tutti i gestori dei locali dell’Arco della Pace, decisamente contrari alla zona a traffico limitato partita la scorsa estate: «La Ztl ha diminuito del 40 per cento le presenze in tutto il periodo invernale — spiega Fabio Acampora, presidente di Asco Sempione — ora temiamo che la tendenza si riconfermi nei mesi più affollati. Damo lavoro a 350 persone, c’è già chi ha dovuto ridurre il personale. Non si può andare avanti così».
E mentre l’amministrazione ha già pronta un’ordinanza che riconferma quasi in toto le stesse regole introdotte la scorsa estate — che vietano l’accesso delle auto a partire dalle 22 — i gestori di bar e ristoranti sono pronti a presentarsi in Comune: «Per conciliare la quiete del quartiere con il nostro lavoro ci basterebbero anche solo due ore di ossigeno in più dice Acampora in un momento così difficile chiediamo che l’inizio della Ztl venga posticipato a mezzanotte».
Ultimo appello anche dai locali di corso Como, che lamentano un calo degli affari, quest’inverno, fino al 50 per cento. A mettere in ginocchio la storica promenade delle ore piccole milanesi è stata sì la recessione, ma soprattutto l’annosa vicenda del cantiere del parcheggio sotterraneo di piazza XXV Aprile, in ritardo ormai da più di due anni, che scoraggia la clientela. «Visto che siamo in queste condizioni da anni, e non per colpa nostra — dice Marco De Padova, presidente dell’associazione pubblici esercizi di corso Como — i vigili potrebbero almeno chiudere mezzo occhio sulle auto parcheggiate male ed evitare di dare sfilze di multe come negli ultimi weekend, se le vetture non intralciano il traffico». E in XXV Aprile c’è anche la questione mai risolta dello spaccio: «Le forze dell’ordine non sono sufficienti — aggiunge De Padova— la gente deve sentirsi sicura nel venire qui, e in questo momento non lo è».
E mentre sui Navigli, in attesa che il Comune decida sull’isola pedonale estiva, i locali continuano a chiedere a gran voce un’isola permanente, nel Ticinese i gestori si uniscono al coro dei residenti, che invocano da tempo un presidio contro la movida selvaggia di via Vetere: «Non è possibile che la situazione degeneri ogni anno — spiega il gestore dell’Exploit — in questo modo ci rimette chiunque lavori in questa zona». Il Comune, commenta Alfredo Zini, presidente dell’Epam, l’associazione dei pubblici esercizi, «dovrebbe darsi una mossa e approvare provvedimenti per far convivere al meglio locali e cittadini, un aspetto fondamentale in questa fase di crisi. Manca pochissimo alle elezioni e non esiste ancora un nuovo regolamento: che almeno la giunta si dia un’accelerata».














